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Sul caso di contagio dell’uomo di Prunetto

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L'angolo dei lettori

Con la presente formale missiva intervengo per nome e per conto dell’“Uomo di 65 anni che si è recato venerdì sera al pronto soccorso dell’ospedale di Ceva dichiarando ai medici ed infermieri di avere febbre e di sospettare di essere contagiato dal Coronavirus” che, per ovvi motivi, ritengo di non dover generalizzare in modo più puntuale al fine di rilevare e contestare quanto segue. In data 14.03.2020, invero, codesto spett.le settimanale ha pubblicato un articolo di cronaca relativo alla ben nota emergenza sanitaria in corso (c.d. emergenza coronavirus) con specifico riferimento al piccolo paese di Prunetto e (seppur senza indicazione delle precise generalità) al recente contagio del mio assistito. In particolare sebben, correttamente, sia stato specificato che fin dal principio “è stata applicata la procedura di emergenza indicata dall’Unità di Crisi e il paziente è rimasto isolato per tutto il periodo che è rimasto in ospedale” nei lettori più disattenti e malavveduti, si è ingenerata l’erronea opinione che l’incolpevole soggetto si sia recato al pronto soccorso di Ceva in spregio alle basilari linee guida precauzionali, contravvenendo alla regola secondo cui generalmente è opportuno evitare di recarsi presso gli ospedali pubblici. A tal proposto, si specifica e si evidenzia che l’accesso al punto di primo soccorso (contrariamente a quanto sostenuto da molteplici “esperti del web”) è stato posto in essere in piena conformità alle norme vigenti. Segnatamente, infatti, la decisione di rivolgersi alla struttura pubblicata è stata vagliata e concordata previamente con il medico curante e prima ancora di addivenire alla sede di emergenza di Ceva, ci si è premurati di avvertire il personale ospedaliero, cosicchè fosse possibile, come in effetti è stato fatto - garantire la perfetta e regolare ottemperanza ai protocolli sanitari. Purtuttavia, nella biasimevole ed errata convinzione che le asserzioni formulate sui social networks siano esenti da qualsivoglia conseguenza giuridica, alcuni impavidi e disinformati utenti di Facebook (forse fuorviati anche dalla genericità dell’articolo in oggetto) hanno ritenuto, anche dai paesi limitrofi, di commentare la sfortuna vicenda, apostrofando il mio assistito con frasi oltraggiose del tipo “ha 65 anni magari muore... spero solo non abbia infettato nessuno”, “non ha mai visto un telegiornale”, “non credevo la gente fosse così deficiente”. Corre l’obbligo di rimarcare, a tal proposto che siffatte affermazioni sono da considerarsi non solo ingiustificate ed offensive, bensì gravemente diffamatorie, ragione per cui, in attesa di ricevere sollecite scuse, non si esclude si adire prontamente le opportune vie legali. Si chiede pertanto di pubblicare la presente al fine di esporre e chiarire la verità dei fatti, nonchè di esercitare il diritto di precisazione, ai sensi e per gli effetti dell’art 16 Reg UE/2016/679. Con espressa riserva, in ogni caso, di segnalare e denunciare presso le competenti sedi, ivi compresa la spett.le Procura della Repubblica, i fatti sopradescritti, nonchè, se del caso, di richiedere il pronto ed immediato risarcimento di tutti i danni subiti (nessuno escluso) in ragione e in conseguenza della pubblicazione delle summenzionate frasi, si porgono distinti saluti.

Avv.to Gianluca Rudino

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