MENU

Egregio presidente Cirio: cambiare il calendario scolastico dell’anno in corso non vuol dire semplicemente aggiungere qualche giorno di lezione in più

CONDIVI QUESTA NOTIZIA:
LETTERE

Illustrissimo presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio,

leggo con sconcerto e disappunto quanto da lei comunicato ai giornali in queste ore: “Per cui voglio rassicurare chi giustamente è preoccupato che i nostri figli possano essere penalizzati da una scuola vissuta a distanza: mi sono già confrontato con il Direttore dell’Ufficio scolastico regionale e già da lunedì lavoreremo insieme per rimodulare il calendario scolastico dell’anno in corso e recuperare dalla primavera, cessata l’emergenza, i giorni in presenza che sono stati persi”.

Mi auguro non sia necessario segnalarle, egregio presidente della regione, che la didattica a distanza sta assorbendo le risorse dell’intera comunità educante, in una visione di completa responsabilità, di ampio spirito di servizio e di piena solidarietà. Tutti abbiamo lavorato ininterrottamente per mantenere attiva la vita nella nostra “comunità scolastica”, il sentimento di appartenenza, combattere il rischio di isolamento e di demotivazione dei nostri ragazzi, specie i più fragili. Da considerare anche che la disparità di accesso alla tecnologia accentua le diseguaglianze di opportunità, ma in questa complessa fase di emergenza globale la tecnologia è apparsa come l’unico strumento per mantenere la relazione docente-discente, per ricreare una solidarietà scolastica che sta rischiando di svanire e per tentare di non sgretolare le basi della didattica costruite fino a questo momento. Nulla è stato lasciato al caso la fragilità di alunni già deboli e delle rispettive famiglie, venute a galla in modo prepotente, è stato il persistente elemento di attenzione di tutto il personale che si è impegnato fino all’inverosimile per evitare di lasciare indietro qualcuno. In questa situazione il nostro compito formativo si è rafforzato, la nostra mansione educativa si è consolidata e il nostro impegno solidificato. Le ricordo che siamo tutti a casa, ma tutti a scuola, perché chiudere totalmente delle scuole avrebbe esasperato le condizioni di disagio sociale, di dispersione scolastica in quei contesti in cui la scuola è presidio di legalità e di coesione sociale. Nell’attuale e perdurante stato di emergenza sanitaria, tenendo conto delle note ministeriali e dei principi costituzionali che garantiscono il diritto allo studio, la scuola fin da subito attraverso continui incontri, costanti auto-aggiornamenti sulla Didattica a distanza, ripetute azioni di formazione, estenuanti sperimentazioni messe in campo fino a questo momento, i vari Collegi dei Docenti delle scuole Cuneesi hanno adottato le rispettive linee guida fondamentali per continuare un efficace svolgimento della Didattica anche se a distanza ed altre di diverso ordine e grado si sono trovate a dover gestire contemporaneamente didattica a distanza e didattica in presenza per sostenere e non abbandonare al loro destino gli studenti confinati a casa perché in quarantena o isolamento.

Non è sempre semplice entrare nelle case delle persone con la propria telecamera per fare la propria lezione di didattica a distanza o di didattica digitale integrata anche per le diverse situazioni psicologiche che si devono affrontare nei vari contesti familiari nei quali si irrompe la situazione psicologica dei nostri studenti, delle loro famiglie, caratterizzate da paura, angoscia, confusione non che da tragedie sociali come la perdita del lavoro, delle garanzie, la lontananza dai propri cari, e non ultima, la “reclusione” dei nostri studenti in un’età in cui l’aspetto relazionale è fondamentale.

Il compito che ci spetta al di là della Didattica a distanza finalizzata ad ottemperare ad un nostro dovere professionale, è soprattutto quello di per essere un punto di riferimento saldo e autorevole per i nostri studenti.

Il personale della scuola tutto si è rimesso in gioco, abbandonando i soliti modelli, ridefinendo nuovi percorsi di una didattica inclusiva ed avendo attenzione ai bisogni formativi in una situazione di emergenza collettiva sanitaria sociale e psicologica il tutto con un estenuante lavoro ed una volontà inesauribile ma che li ha già portati oggi a dimostrare l’affaticamento, che tutto ciò ha comportato, sotto l’aspetto fisico ( è probabilmente il risultato lo si vedrà tra qualche anno con il cambiamento delle malattie professionali) e sotto l’aspetto psicologico (la paura di essere infettato o di portare a casa qualcosa che può rompere i fragili equilibri che ogni lavoratore della scuola ha tra le proprie mura domestiche).

In altre parole esimio presidente della regione Piemonte la condizione lavorativa degli insegnanti è notevolmente mutata sia sotto l’aspetto puramente sociale che rispetto al carico di lavoro legato alla gestione emergenziale della didattica. Parlo dell’impegno e della fatica necessari a compensare le anomalie di questa situazione. La domanda che erroneamente mi ero posto alla ricerca del cambiamento sociale della professione di insegnante era se la DAD sarebbe stata parte integrante dell’insegnamento anche a emergenza superata. Ma quella che mi ponevo era una falsa domanda alla quale probabilmente c’è già una risposta preconfezionata data dalla modifica del nome: da didattica a distanza a didattica digitale integrata che già nel suo contenuto fornisce una risposta esaustiva, “la didattica digitale andrà ad integrare la didattica tradizionale”.

Ma dopo la lettura delle sue parole nascono in me alcune perplessità:

Cambiare il calendario scolastico dell’anno in corso non vuol dire semplicemente aggiungere qualche giorno di lezione in più (qui e là) non è così che deve essere pensata la scuola, dietro ogni giorno c’è un progetto, un percorso educativo, una costante programmazione ed una condivisione della stessa con gli organi collegiali ai vari livelli.

Pensare di poter risolvere il problema causato agli studenti da un periodo di didattica a distanza con l’aggiunta di alcuni giorni in presenza è riduttivo, semplicistico e superficiale. Per la buona riuscita di un progetto qualsiasi esso sia volto a colmare le difficoltà e le problematiche sorte durante questo periodo, non si può prescindere dalla condivisione dei suoi contenuti con i lavoratori che devono porlo in atto, utilizzando fondi, strutture, ambienti e nuova energia lavoro che consentano la buona riuscita del progetto stesso. Chiedere un nuovo sforzo ai lavoratori della scuola senza coinvolgerli, facendo sembrare alla comunità che attualmente tutto il personale della scuola sia a riposo e che quindi debba recuperare i giorni di lavoro non fatto, mi sembra una modalità irrispettosa del sacrificio fin qui fatto dagli insegnanti ed irriguardosa rispetto alla ferita in termini di crescita educativo-culturale dei nostri ragazzi, così profonda da non potersi certo risolvere solo con qualche giorno in più di scuola svolto da un esercito di insegnanti già stanco e provato come il resto della popolazione.

Grave sarebbe se le sue parole nascondessero una modalità per pretendere ulteriori prestazioni lavorative dagli insegnanti giocando su una malsana commistione tra lavoro a distanza e lavoro in presenza, svalorizzando e sminuendo il primo per poter contare su una imposizione di impegno lavorativo del secondo, al fine di poter ottenere ore lavoro gratuite che potrebbero essere SFRUTTATE per il suo bislacco progetto. Gli insegnanti in questi giorni hanno lavorato quanto non mai, quale che sia il proprio giudizio sulla didattica a distanza, che non dipende certamente come qualità dall’impegno dei docenti, ma da tutt’altre variabili delle quali la scuola aveva chiesto alla politica di farsi carico e che purtroppo non hanno trovato soluzioni, ma rimedi momentanei e non incisivi, non hanno trovato risposte ma inerzia.

Per recuperare le lacune formative e i problemi educativi derivanti da questo periodo di emergenza non bastano pochi giorni, serve un progetto ambizioso studiato nei più piccoli dettagli (non come il progetto di riapertura delle scuole di settembre naufragato miseramente anche qui in Piemonte). Serve buon senso, equilibrio, servono fondi da investire nella scuola e nel personale (non il pasticcio dei contratti covid). La didattica a distanza è il simbolo del fallimento della politica non della scuola, è stato l’emblema delle pessime procedure organizzative (mancati approvvigionamento di tamponi e/o soluzioni chimiche, l’organizzazione dei trasporti pubblici, la gestione dei tracciamenti che per usare un eufemismo ha fatto acqua da tutte le parti) in tutto questo il personale della scuola non c’entra per nulla. La devo riportare ad una cruda realtà la scuola non è stata chiusa, ma sono state poste in essere quelle soluzioni chieste dalla politica, non sempre coerente con se stessa e non sempre chiara nelle sue richieste, non può essere la categoria dei docenti a dover pagare il conto di errori che non hanno commesso ed ai quali anzi hanno posto rimedio.

La scuola non è e non deve diventare, il refugium peccatorum al quale si ricorre in caso di bisogno, a mio parere è necessario aprire un tavolo di confronto tra tutti gli attori verificando con essi le soluzioni possibili. La ringrazio per aver letto queste righe, se lo ha fatto e le porgo distinti salut.

Doriano Ficara, segretario Provinciale FLC CGIL Cuneo

Ulteriori informazioni sull'edizione cartacea

Edicola digitale

Sfoglia

Abbonati

le più lette

LE ALTRE NOTIZIE

Powered by Gmde srl