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DIBATTITO

Mondovì e piazza Maggiore, l’analisi storica ed architettonica dell’architetto Somà: «Un anfiteatro verde non farebbe che aumentare l’affastellamento di elementi »

Prosegue il confronto sulla piazza alta della città, dopo la pubblicazione del nostro articolo sulla proposta

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Mondovì e piazza Maggiore, l’analisi storica ed architettonica dell’architetto Somà: «Un anfiteatro verde non farebbe che aumentare l’affastellamento di elementi »

Prosegue il dibattito su Piazza Maggiore dopo la pubblicazione del nostro articolo sulla nuova proposta e raccolta firrme (http://www.provinciagranda.it/mondovi/2021/08/18/news/un-anfiteatro-verde-nel-salotto-di-piazza-maggiore-6245/).

Riceviamo e pubblichiamo.

"Piazza Maggiore è stata per secoli semplicemente se stessa; cioè uno spazio pubblico baricentro dei due colli, Belvedere e Cittadella, della medievale città del Monteregale. La sua configurazione non è stata pianificata con un progetto, ma più semplicemente è il risultato dell’espansione edilizia dei primi tumultuosi secoli dalla sua origine secondo l’andamento naturale del terreno. Nasce e si sviluppa con due elementi morfologici propri e caratteristici: tutti i palazzi che si affacciano sulla piazza hanno portici che sono gravati di servitù pubblica; il sedime della Piazza è in pendenza cioè deve raccordare il dislivello tra i Portici soprani e i Portici Sottani.

La prima condizione è stata rispettata fino alla costruzione della Chiesa dei Gesuiti “la Missione” alla fine del 1600 che ha comportato la demolizione dei fabbricati su quel lato orientale con la scomparsa di quattro portici. La seconda caratteristica situazione del dislivello tra i portici Soprani e quelli Sottani è stata per secoli risolta con due porzioni di Piazza soprana e sottana in leggera pendenza raccordata al cento da una scarpata più marcata sul lato settentrionale verso il Palazzo del Governatore che si smussava e azzerava verso il lato orientale della chiesa della Missione dove il sedime ha tuttora una livelletta continua di pendenza.

La caratteristica dei portici sull’intero perimetro della piazza è stata per la prima volta disattesa dalla costruzione della chiesa della Missione che oltre la demolizione dei quattro portici ha provocato e favorito una completa trasformazione delle facciate dei fabbricati che dal rivestimento medievale in cotto si sono adeguate ad un profilo uniforme con intonaco secondo i dettami scenografici dell’architettonica barocca. L’epidermide della Piazza medievale in funzione della chiesa della Missione si è trasformata nel settecento in una barocca scenografia urbana e la piazza ha assunto una configurazione scenografica uniforme . Ma l’attacco ai portici è continuato alla fine dell’800 quando l’amministrazione del Comune di Mondovì vende al Circolo di Lettura il Palazzo del Governatore ed autorizza la chiusura dei suoi portici sulla Piazza che diventano locali di ristorazione. Altro micidiale affronto alla cerchia dei portici avviene negli anni trenta del secolo scorso quando il prof. Barelli in funzione di un nostalgico ricordo del passato medievale, promuove ed ottiene l’autorizzazione a scrostare l’intonaco delle facce dei portici sulla Piazza. Non tutti i palazzi aderiscono ed il risultato è una sequela di zoccoli di palazzi con paramenti e materiali diversi senza capo ne coda che si caratterizzano per una sconclusionata carrellata di forme architettoniche, di materiali, di archi tondi e ogivali con il risultato di una definitiva rottura del contesto scenografico barocco.

Solo il sedime della Piazza e la sua fruizione è rimasta invariata per secoli; milioni di persone hanno calpestato il suo acciottolato, da Napoleone a Papa Pio VII, Garibaldi, Carducci e il suo spazio ha accolto, assemblee, feste, mercati, fiere, scontri, processioni, giochi. Tutta la platea della Piazza libera da ogni elemento estraneo accresceva il senso dello spazio e della dimensione

della superficie.

Un primo intervento fisico sulla Piazza nel 1875, è stata la posa al centro sul bordo della scarpata, della statua dell’agronomo Emilio Bertone di Sambuy e come si può constatare sulle vecchie fotografie e cartoline in seguito anche un’ edicola dei giornali alla punta orientale della scarpata. La piazza non cambia fino al 1954 quando l’amministrazione del Comune decide l’asfaltatura della Piazza e la creazione di una aiuola sul sito della scarpata con basse siepi e alberelli e sentieri di collegamento tra le due porzioni delle platee dei portici soprani e sottani. Questa situazione resta invariata fino agli anni 2000, quando l’amministrazione comunale su finanziamento della Fondazione CRC, indice un bando di progetto per la sistemazione e riqualificazione della Piazza. Vince il bando il progetto meno peggio rispetto ai voli pindarici e artistici degli altri e che comunque modifica in modo sostanziale la morfologia della Piazza.

Anziché migliorare il raccordo tra i portici soprani e sottani, il progetto aumenta notevolmente la quota di livello della Piazza sul lato occidentale per raccordare la quota del pavimento della Pizzeria Ristorante Belvedere nel Palazzo del Governatore, mentre il sedime del dehor del contiguo Bar Antico Borgo, prevede la soluzione delle gradonate di raccordo che appartiene probabilmente ai principi della geometria non euclidea.

Questo maggior dislivello tra le due porzioni della Piazza viene risolto con un pseudo parziale anfiteatro di blocchi di pietra a gradinate sul sito della scarpata, che partendo da una scalinata dal lato occidentale e poi a ripidi gradoni si smorza fino ad esaurirsi di fronte alla chiesa della Missione. Il progetto prevede due tipi di pavimentazione: nella sede di scorrimento veicolare intorno alla Piazza lastre di pietra di Luserna, nelle porzioni restanti di Piazza Superiore ed Inferiore un acciottolato tipo “galatà” ma con allettamento di calce per livellare la superficie di calpestio. Anche i blocchi della cavea sono in pietra di Luserna squadrati.

Unica voce dissenziente al progetto un comitato di cittadini riuniti in un gruppo spontaneo “Piazza in fiore” per salvare l’aiuola, viene deriso e sbeffeggiato. Il risultato, senza alcun rilievo da parte della Soprintendenza, definito da alcuni distratti esteti “salotto buono di Mondovì”, è sconfortante. Invece di agevolare il raccordo tra i portici lo si accentua; la pietra di Luserna è un materiale improprio dell’ambiente ed il suo grigiore mortifica i colori delle murature, dell’arenaria della Missione, del cotto dei palazzi dei Bressani e del Collegio dei Gesuiti, e dell’intonaco dei palazzi; i gradoni della pseudo cavea massicci e disarmonici creano un impatto devastante sulla Piazza; il progetto non dà indicazioni risolutive sui percorsi veicolari, pedonali e dei parcheggi; l’arredo della piazza in progetto si ferma ai lampioni in ghisa stile ottocento ed alle poche panchine in blocchi di Luserna di stile razionalista.

Ma problemi tecnici di cattiva esecuzione dei lavori si sono subito presentati: infiltrazioni di acqua ai portici sottani e rottura e scollamento delle piastrelle di pietra di Luserna troppo sottili nei percorsi veicolari. Dopo un primo rattoppo non risolutivo nell’area dei portici sottani si procede in un secondo tempo, al completo rifacimento della pavimentazione con adeguata impermeabilizzazione. Anche la pavimentazione della porzione dei portici soprani infine viene completamente sostituita con lastre di Luserna di spessore adeguato con la sconfortante considerazione che in pochi anni si è già rifatta mezza piazza. Forse in tutta la vicenda è mancato qualche passaggio di controllo.

Ci si accorge anche che la voragine della cavea di Luserna è pericolosa per bambini ed adulti e quindi si procede ad installare una sinuosa ringhiera di protezione in acciaio corten che ulteriormente separa le platee e divide la piazza. Ma l’aspetto più stravagante e folcloristico della piazza in questi anni è l’impiego dell’arredo urbano ed i vari tentativi di canalizzare traffico e parcheggi giustificando sempre il tutto con la parolina magica: turismo!

Per l’arredo urbano dopo l’inserimento nel progetto di ottocenteschi lampioni in ghisa e di panchine di Luserna in stile razionalista, sono arrivati sulla piazza in un variopinto carosello eclettico, vasi tripodi in stile medievale, panchine in listelli in legno e struttura in ghisa, cubotti di Luserna per delimitare percorsi veicolari e parcheggi, vasi in acciaio corten per stentati alberelli (ma allora l’aiuola?), vasi e fioriere minimalisti. Il tutto in un vorticoso avvicendarsi per sperimentare percorsi, spazi, parcheggi, con risultati ancora non pervenuti. Per il momento unico sicuro risultato è una Piazza con un affastellarsi di dehors, ombrelloni, tavolini, sedie, panchine, auto, incolpevoli e inascoltati dissuasori, ringhiere in acciaio corten e smaltate, paletti, vasi, un monumentale cartellone, sculture e installazioni artistiche, cestini rifiuti, transenne di plastica e di metallo ed altre amenità di tutti i colori, materiali e sagome noti nel nostro universo.

In questi tempi i giornali locali riportano una proposta per allestire sulla Piazza, no pardon, nel “salotto di Mondovì”, “un anfiteatro verde”. Fantastico: abbinato al già presente ”anfiteatro di pietre” è proprio quello che manca al folclore della Piazza.

P.S.:

Esaminato il progetto della piazza e la sua realizzazione qualche studioso ha ipotizzato che i professionisti abbiano adottato oltre alla geometria non euclidea per le piazzole del dehor del caffè Antico Borgo, anche le teorie della “Geometria di Tlön” di borgesiana memoria per l’ideazione del vertiginoso anfiteatro in monoliti di pietra di Luserna: “La base della geometria visiva è la superficie, non il punto. Questa geometria ignora le parallele e dichiara che l’uomo che si sposta modifica le forme che lo circondano”.

Architetto Gianfranco Somà

 

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