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40 anni a Medjugorje...

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40 anni a Medjugorje...

Era il 24 giugno 1981… - Mentre mi accingo a scrivere qualcosa sulla più longeva manifestazione Mariana della storia a noi conosciuta, desidero fare un premessa. Mi considero un libero pensatore cattolico, per quanto la “libertà” sia per ciascuno limitata, e sono convinto che la realtà materiale sia solo una piccola parte dell’energia universale di ciò che definiamo Spirito o Trascendenza. Nato in una famiglia di fede cattolica tanto nel credo quanto nell’azione, fui poi attratto, fin dall’adolescenza dai maestri del Buddismo e dell’Induismo, per approdare ancora ad orizzonti più vasti, fra i quali il paranormale, la medianità, lo spiritismo. E benché le etichette siano pur sempre piccole e posticce, credo di potermi definire uno “spiritista”, in antitesi a coloro che cercano,  onestamente o meno, di ridurre l’immane territorio dello sconosciuto ad una dimensione più accettabile, terrena e misurabile. Del resto, chi fa proprie le conoscenze della fisica quantistica, ove la materia non esiste in quanto stato solido, deve pur approdare ad un pensiero della Vita ben più vasto e ad una scienza non dogmatica ed arrogante, ma ad una scienza intuitiva in perpetua evoluzione, sotto lo sguardo e lo stupore di un fanciullo avente le fattezze di Galileo, di un Einstein, di un Heisemberg. Lungi da noi, pertanto, ogni ottuso scetticismo, figlio soltanto della paura, e sia nostra compagna l’umiltà nella ricerca quanto nell’azione.

  Con questi presupposti, credo che sarebbe una grave lacuna trascurare quella che è probabilmente la più imponente manifestazione del Trascendente della nostra storia plurisecolare: Le apparizioni della Vergine Maria.  Se ammettiamo infatti che lo Spiritismo storico abbia il suo inizio convenzionale con le sorelle Fox nel diciannovesimo secolo, per svilupparsi poi fino ad oggi in varie sfaccettature ( con un progetto, un senso coerente, una finalità morale), quanto più vasto si presenta l’evolversi della presenza di Maria, con i Suoi fermi eppur materni richiami attraverso i secoli! Piccoli e grandi eventi prodigiosi che coinvolgono però sempre fra i più umili luoghi della Terra e persone apparentemente irrilevanti nella scala sociale, spesso fanciulli, talvolta analfabeti. Ci è stato insegnato, infatti, che “Dio usa ciò che è piccolo per confondere i potenti..” E come non essere meravigliati, a titolo di mero esempio, della “tilma” di Juan Diego in cui convivono costellazioni remote ed il mistero della stampa al pari della Sacra Sindone, oppure al “miracolo del sole” di Fatima?

  Direi che non si tratta neppure di affermare la superiorità di un Fracisco Marto su un Albert Einstein, o viceversa, ma piuttosto di abbracciare quanto di più vasto la nostra coscienza ed il nostro raffinato intelletto possano sopportare. La religione e la scienza possono poi essere tanto distanti, quanto andare a braccetto nel prendere le distanze da terreni sconosciuti e la cui diffidenza si nasconde spesso dietro alla paura, anche di perdere prestigio e potere.

  Ecco, dopo queste riflessioni filosofiche, peraltro necessarie, pervengo alla mia esperienza personale dei 40 anni di osservazione sul fenomeno Medjugorje..

   L’inizio delle apparizioni sulla collina della borgata di Bijankovici nel 1981, seguirono di appena tre mesi il mio matrimonio, fatto che ha contribuito non poco a stabilizzare il mio carattere irrequieto ed ombroso e favorendo anche la mia crescita interiore; sposandomi in chiesa accettai responsabilità civili, morali, religiose e pensai che avrei dovuto essere fedele a tali presupposti.

   Fin dall’inizio quindi, mi interessai a Medjugorje e a quanto vi accadeva fra le difficoltà evidenti di un regime comunista ateo e pronto a reprimere pericolose divagazioni. I veggenti erano adolescenti e Jakov era un bambino; le ragazze erano più loquaci, mentre ad Ivan era difficile cavare le parole di bocca; venivano si da famiglie religiose e dove i Francescani hanno costituito una presenza plurisecolare, non esente dal martirio, ma non erano poi molto diversi dai nostri vecchi, contadini, gente normale che si sudava la pagnotta, senza tanti fronzoli. Nella loro diversità caratteriale, si dimostrarono subito perfettamente coerenti nei racconti e nell’istante preciso in cui cadevano in ginocchio alla venuta della Signora che solo essi potevano vedere e sentire e a cui parlavano altrettanto silenziosamente, muovendo appena le labbra, senza un battito di ciglia, insensibili a qualsiasi stimolo esterno. Ebbene, pur nella condizione umana, scevra della perfezione, essi hanno mantenuto fino ad ora la loro fedeltà e la coerenza nella missione a loro affidata, coinvolgendo, nondimeno, miglioni di persone, dal parente allo sconosciuto, dall’ignorante al prelato e allo scienziato. Furono studiati e controllati da varie equipe di medici e psichiatri, come fu per Bernardette ed ancor più per Padre Pio, senza che venissero evidenziate patologie od imbrogli.

  Ricordo che nei primi anni esistevano alcuni bollettini di informazione su Medjugorje, anche perché di web e posta telematica ancor non si parlava; uno di questi era “Medjugorje Torino”, rivista a fogli singoli, ma pure a colori, diretta da Renzo Augusto Allegri, valente giornalista del 1934, autore di molti testi, tra i quali anche su Padre Pio e G.A. Rol. Resiste invece nel tempo una bella e compatta rivista ( “Medjugorie”) che nasce dalla collaborazione di p. Urbano Pittiglio ed i francescani di Tocco Da Casauria (Pe), con il gruppo d’azione e di preghiera Gebetsaktion dell’allora giovane dr. Maximilian Domej di Vienna. Proprio due giorni orsono ho avuto un lungo colloquio telefonico con padre Urbano, ottantaduenne ancora molto efficiente, un amico apparentemente lontano eppure vicino, presente.

   Intanto, fin dai primi giorni, Colei che si era presentata come “Regina della Pace” iniziò a tessere la Sua preziosa tela che, al pari di quella Penelope avrà anche subito degli intoppi momentanei, ma che, come per l’amore e la fedeltà dell’eroina omerica, è proseguita nell’ordito per un disegno sublime non ancora del tutto svelato. La Vergine Maria chiedeva incessantemente la pace e la riconciliazione che, in verità si materializzò solo a Medjugorje, mentre in tutta la confederazione Jugoslava imperversò poi una violenta guerra fratricida, di cui ricordo ancora le rovine.

  Fu appena finita la guerra nei Balcani che mi recai con la mia famiglia in quel paesino dell’Erzegovina, affidandomi all’intraprendenza di un conoscente (ormai ultranovantenne) che, recatovisi precedentemente,  aveva visto con sua moglie il segno della Croce sulla luna, e che in seguito a questo fatto organizzò poi parecchi pellegrinaggi, anche due volte l’anno. Posso dire che entrambi erano e sono persone religiose, ma certo poco inclini alle fantasticherie; persone normali e concrete, con una tradizionale devozione cattolica; pertanto, né io e  né altri non abbiamo mai avuto motivo di dubitare della loro sincerità, che poi, chi in quel luogo volle recarsi, lo faceva per propria intenzione ed aveva bisogno soprattutto di un organizzatore.

    Fu un lungo viaggio in autobus, con sosta sulla rocciosa costa dalmata, procedendo verso Spalato e poi all’interno, sempre più illuminato dalle luci sinistre della guerra, con case mitragliate o distrutte, mentre iniziavano le ricostruzioni dai tetti. La serratura dell’albergo ancora scassinata con un’arma da fuoco, un berretto militare abbandonato a bordo strada e… la paura, non la nostra, ma della gente, anche a Medjugorie.

   Era l’estate del 1996 e fui stupito e contento di veder apparire in lontananza i due caratteristici campanili bianchi! Giunti là, alloggiammo alla pensione “Mir” (pace) e la sensazione era quella propria di un’oasi di pace, in cui sembravano coinvolti persino i cani, mentre con i pellegrini ed il loro denaro, cominciava a fiorire anche una prima attività alberghiera ed un po’ di benessere; niente a che vedere con la nostra Italia industrializzata. Di conforto per un piemontese provinciale, una alimentazione mediterranea e contadina, dove non mancavano gli spaghetti!  Intanto però, si verificò un fatto davvero insolito: Giunti noi a destinazione e per tutta la nostra permanenza a Medjugorie, la televisione a Mondovì, nella nostra casa in cui vivevano anche i miei genitori,  iniziò a trasmettere programmi solo in bianco e nero con il solo audio di sottofondo di “Radio Maria”. Un fatto che definire prodigioso sarebbe azzardato e che poteva avere cause tecniche, ma certamente singolare, scomparso solo al nostro rientro, mai verificatosi prima e né a posteriori.

   Frequentammo la collina delle apparizioni, il Pobrdo ed il pure sassoso Krisevac con la sua grande croce ed i suoi melograni; fummo ricevuti da padre Slavko Barbaric, francescano di estrema sobrietà e straordinaria efficienza, morto proprio sul Krisevac, oltre 10 anni orsono.

   Una mattina, mi trovai solo sul Pobrdo ed ebbi come un dono interiore, un’intuizione: mi sentii amato così come ero e come sono, imperfetto sempre, con il mio carattere, le passioni, la mia inettitudine spirituale; non fu un dono da poco!

   Ora, tornando agli aspetti più salienti di tutti questi anni, non possiamo non constatare come “l’albero” abbia dato buoni frutti e come, secondo il pensiero di Gamaliele, “Ciò che non viene da Dio” è destinato a scomparire  in breve tempo.. Così non è stato e non è per questa straordinaria presenza Mariana, che si manifesta da oltre 40 anni come un albero rigoglioso, “fondato sulla roccia”. 40 è poi un numero ricorrente nella Bibbia e nel Nuovo Testamento, simbolo di purificazione e catarsi, attesa del passo successivo, ma in questo caso riferito all’intera Umanità; la quale, lo sappiamo, è “un popolo dalla dura cervice” non meno degli ebrei erranti nel deserto del Sinai. E’ un mistero, anche piuttosto indigesto, che la Vita si manifesti e si evolva attraverso il dolore, di cui il parto costituisce il simbolo primordiale. Il Popolo Eletto, liberato dall’oppressione egiziana, vagò 40 anni nel deserto, fra privazioni, errori, tradimenti all’Alleanza, seguendo un Mosè talvolta arcistufo e sospeso fra la fedeltà a Dio e la missione verso il suo pololo recalcitrante; infine quasi beffato alla fine dei suoi giorni, nel rimirare solo da lontano la Terra Promessa.

   Nel nostro caso che stiamo cercando di osservare, il nostro profeta e la nostra guida nel deserto sarebbe proprio la Vergine Maria nella Sua dimensione spirituale, che pure non esclude parecchi altri “profeti” a noi contemporanei calati nella materia e da essa vestiti.

   La storia del disegno salvifico che si evidenzia in questa manifestazione, senza la pretesa di convincere nessuno, contiene alcuni temi salienti: La preghiera umile del cuore, il digiuno, l’azione misericordiosa, in piena sintonia con il Messaggio Evangelico, nonché l’avvertimento espresso attraverso i 10 Segreti; tali segreti, secondo quanto ci dicono i veggenti, sono conosciuti da alcuni di loro, i quali non avrebbero più le apparizioni quotidiane ed essi non sono tenuti a comunicarli ad alcuno, fino al tempo stabilito. Uno fra questi, si sa però che riguarda “un segno duraturo ed indistruttibile” che dovrebbe manifestarsi a Medjugorie; un segno di bellezza e di speranza che costituirebbe però anche un confine estremo per la conversione di molti e che la Vergine Maria raccomanda di non attendere, in quanto per taluni “Sarebbe già troppo tardi..” Tardi per cosa? Per essere traghettati nella Terra Nuova, attraverso fatti tragici e sconvolgenti, peraltro solo dovuti all’ umana avidià di potere e denaro, da cui poi ogni errore deriva. Mi pare che siamo chiamati a “galleggiare” nell’Eternità, attraverso l’Amore e la Giustizia, alla collaborazione disinteressata anziché nel perseguire competizione e sopraffazione.

   Per un’evoluzione tanto grandiosa e sconvolgente, a compimento degli “Ultimi Tempi” sappiamo che “nessuno conosce il giorno e l’ora”, ma che l’uomo saggio intuisce l’arrivo della tempesta osservandone le premesse. Inoltre, esisterebbe un riferimento temporale tutt’altro che remoto, secondo quanto comunicato dalla Regina della Pace:  al momento opportuno, ciò che si dovrebbe verificare nel mondo secondo i “segreti”, dovrebbe essere comunicato alcuni giorni prima attraverso un “portavoce” di una delle veggenti, tale padre Petar Ljubicic, il quale non è certo un ragazzino,  il cui orizzonte temporale e la propria aspettativa di vita terrena coinvolgono anche noi. Sull’argomento degli “Ultimi Tempi”, potrei anche intraprendere un discorso a parte, siccome sono stato portato ad interessarmene da un fatto apparentemente casuale, ormai un anno e mezzo fa ed al quale riservo tuttora la mia attenzione, facendone materia di studio.

 E’opportuno qui precisare che, soprattutto in questo campo di ricerca, occorrere essere guardinghi ed obiettivi, poiché avidità e fanatismo sono sempre in agguato presso qualsiasi ambiente sociale. D’altro canto, sono state affascinate da questi eventi, figure di grande levatura morale come l’abbè Renè Lurentìn, teologo e mariologo, il cardinale croato Franjo Kuharic, nonchè personaggi popolari come l’allenatore azzurro Roberto Mancini, solo per citare alcuni esempi. La Chiesa Cattolica si astiene ancora da una valutazione definitiva, ma Papa Giovanni Paolo II ha sempre avuto un legame profondo con la madre del Redentore e manifestò interesse ed empatia per Medjugorie, mentre Papa Francesco ha inviato in quel luogo mons. Henryk Hoser, come visitatore apostolico, ormai da alcuni anni.

   Con quanto ho cercato di descrivere, attraverso la mia esperienza e visione personale, spero di poter contribuire alla ricerca sincera di ognuno, verso la conoscenza ed anche verso un mondo dove l’uomo possa vivere in armonia con ogni creatura su questa splendida nostra Madre Terra.. e Oltre.

Andrea Carlo Lanza

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