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Tempo e tradizioni

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Il racconto dell'inverno 2019-20. Anticicloni e Foehn che seccano la terra e illudono i fiori.
 
Basta un breve racconto per descrivere cos'è stato finora questo inverno 2019-2020. Protagonista della storia, manco a dirlo, è quel casotto che da ormai più di trent'anni ci delizia, tra tripudi della natura e dolori per le fatiche per coltivarlo. Che ci riempie di spazi liberi all'aria aperta, della sorpresa per i silenzi della terra erbosa, per i lanci di rumori dal bosco, per le presenze nascoste ma sentite dei selvatici e poi dei fiori che si mostrano d'improvviso e delle innumerevoli erbe cui pian piano riusciamo a dare un nome, una storia, una presenza per noi cosciente, sottraendole all'anonimato becero dell' ignoranza. Bene, ci era mai successo di frequentare le stradette bianche e i sentieri della nostra collina senza nemmeno infangare di un po' le scarpe e gli scarponcini perché c'è solo polvere di terra e perfino la poca neve caduta a novembre e a dicembre è sembrata sciogliersi senza lasciare umido alcuno. Scusate l'esordio prosaico, ma il seguito consueto di queste abituali puntate collinari invernali era poi una lunga e noiosissima procedura di pulizia delle scaglie fangose rimaste attaccate alla suola e delle scarpe insozzate dalla “pàuta”, mentre oggi -grazie a questa secchezza provocata dall'assenza di piogge e dal Foehn che continua ad imperversare a tratti- i percorsi nostri abituali sono come “asfaltati” tra i cespugli e i boschi ancora marroni di inverno ma pronti a far schizzare fuori germogli a ripetizione. Un ospite consueto ed atteso delle nostre primavere, lo sanno i lettori abituali di queste righe, è la fioritura primaticcia della nostra Mirabelle de Nancy, un pruno francese dalle squisite susine, piantato negli Anni '60 da Jean in un momento del suo ritorno dai mandorli di Provenza. In genere i primi profumati fiori della Mirabelle compaiono a marzo, ed è il primo fruttifero a imbiancarsi nella nostra valle. L'altro giorno, San Valentino, già avevamo indovinato nel buio del crepuscolo qualche fiore aperto, che poi si è disvelato insieme a un centinaio di altri il giorno dopo, 15 febbraio, in un tripudio di tonalità delicate che aspettano soltanto l'arrivo delle api (speriamo!) per ridarci non soltanto la speranza, ma la primavera “vera”. Nemmeno nel 2007, altro febbraio caldo e secco, la Mirabelle era fiorita così presto. In quello del 1990, altro mese da primato, la data fu del 26 febbraio, 11giorni dopo l'attuale. E poi le rose. Chi legge sa le traversìe che (pre)occupano l'aspirante giardiniere quando, su una collina popolata ormai più da selvatici che da cristiani, vede da un giorno all'altro i florilegi di germogli rossastri delle sue rose, specie le inglesi, sparire come d'incanto per le incursioni notturne dei caprioli. Gli stessi che quando arrivo il mattino pascolano tranquilli a gruppi di quattro e cinque sulla ripa appena sotto il casotto, guardandomi ormai con sguardi quasi confidenziali. Vorrei fare un patto con loro quest'anno. Visto che i germogli impazzano di turgore e di voglia di esplodere nei boccioli, che me li lascino godere almeno un po'. Chissà cosa potrei promettere loro in cambio. Intanto il secco continuerà almeno fino ai primi di marzo (ne parliamo in altro articolo) e siamo decisi ad approfittarne.
romano.fulvio@libero.it

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