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Finisce l'inverno africano. Torna la pioggia ma non il gelo. Sarà una primavera da sogno?

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Tempo e tradizioni

Bisognerà molto probabilmente aspettare fino a lunedì prossimo, 2 marzo, per rivedere un po' di pioggia sulle nostre pianure. Prima di allora potrà scendere sulle creste alpine qualche centimetro di neve, ma niente di più, con lo zero termico che si manterrà, a seconda delle zone, tra i 1000 e  i 2000 metri di quota. Lunedì prossimo, invece, sembra il momento più favorevole per l'interruzione di questa lunga parentesi di “suitina”, di aridità nei campi e sulle colture che cominciava ormai a diventare siccità vera e propria nonostante le abbondanti piogge novembrine e le precipitazioni anche nevose di dicembre. Alla fine saranno ben settanta i giorni in cui sono scesi sulle nostre terre soltanto 16 mm. Quelli del 17 gennaio, e niente più. Questa è la prima buona notizia, visto che -nonostante le rabbiose proteste di petulanti “leoni da tastiera” che strillavano in questi giorni a perdifiato non trattarsi di “siccità”, bastava vedere le nostre montagne spogliarsi di giorno in giorno del manto bianco e i nostri fiumi asciugarsi come solo in estate succede per capire che del tempo, non basta guardarne i numeri, ma anche e soprattutto osservare il cielo tenendo lo sguardo anche alla terra. Infatti, chi ha un orto ed un giardino ben sa che quando pianti un alberello da frutta (come è successo a noi sulla balza collinare che ci è cara) dopo aver fatto una bella capiente buca ed averla attrezzata con qualche sasso al fondo, un po' di letame in pellet e qualche generosa palata di terra buona, adatta ai trapianti, ti toccherà irrorarla con uno o due capaci innaffiatoi di acqua sorgiva per far sì che le radichette si diffondano ed attecchino. Cosa saranno quel paio di innaffiatoi? Venticinque-trenta litri? Bene, in questi ultimi 70 giorni di litri ne sono scesi solo 16 per ogni metro quadro dei nostri ordinati campi e dei nostri amati giardini. Figuriamoci se con queste temperature da pieno aprile e questi venti di Foehn a prosciugare le umidità residue, senza brinate o galaverne, quei 16 millimetri (strillati in modo stizzoso dai leoncini neofiti) saranno bastati ad impedire alla polvere di impadronirsi delle nostre colture. Avremo in questo finale di settimana alcuni assalti contro le Alpi. Ne risentiranno con qualche spolvero bianco inizialmente soltanto a Nord della valle del Po, ma tra domenica e lunedì una-due decine di cm potranno tornare ad irrorare anche Cozie, Marittime e Liguri. In pianura farà più fresco, ma soltanto sabato potremo scendere sotto zero. Speriamo per poche ore per non compromettere le favolose fioriture che lunedì scorso, nonostante le nefaste notizie della moderna “grippe”, ci hanno rallegrato in un lunedì caldo, da piena primavera, con tutto il concerto inebriante che la accompagna. Dagli storni, già qui dal 15 febbraio, ai primi richiami di usignolo, al dolcissimo ronzare delle api che sciamano sul nostro pruno, ai bombi che affollano i vecchi muri del nostro casotto e si danno da fare, eccome, ad impollinare. Una magnificenza che ci ha confortato nel piantare un bel pesco di “Saturnine”, vicino (ma non troppo) all'albicocco di Costigliole, ormai tutto fiorito.

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