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Il ritorno dei “Santi di ghiaccio” non fermerà l'arrivo dell'estate, ormai vicina.

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tempo cerniera


E così anche quest'anno i nostri vecchi, ormai vetusti e quasi dimenticati “Santi di ghiaccio” si sono rifatti vivi. Tra il 10 e l'11 le temperature medie sono crollate di ben sei gradi nel Cuneese dove, sugli altipiani, nei giorni precedenti le minime avevano superato i 14 gradi. Minime alte che insieme a massime oltre i 24 avevano portato le medie a ben 19 gradi. D'improvviso ecco l'arrivo della perturbazione spagnola che da Sud Ovest ha scompaginato le carte meteo con un precipizio termico accompagnato da piogge a profusione. Ore e ore di ticchettii di gocce sui tetti che da tanto non ascoltavamo mentre sui balconi (ancora frequentati -nonostante la fase 2- in un sussulto di senso civico a tutela della salute nostra e altrui) l'aria fresca ma non gelida ci ricordava che anche l'anno scorso -e più o meno alla stessa data- la neve era ricomparsa ma nel 2019 a frotte oltre i 1000 metri di quota. Chi ama riconoscere nel tempo una vicenda ciclica che in qualche modo lo conforta della normalità del caos quotidiano non si stupisce di questi “à rebours” che verso i primi di maggio fanno contrasto tra la natura già più che verde con i frutticini ormai pieni di linfa sui rami dei fruttiferi e le sciabolate di freddo e le ramate di neve che imbiancano il nostro Skyline alpino. I nostri avi li attribuivano ai tre santi medioevali Mamerto (da noi, Ponzio), Pancrazio e Servasio che occupano l'11-12-13 maggio. Santi di ghiaccio perché ci portavano l'ultimo soffio freddo prima dell'estate inarrestabile che sarebbe poi arrivata con la Luna di maggio, dopo l'Ascensione dopo le Rogazioni contadine che percorrevano campi e quadrivi delle nostre colline. E così, ancora una volta, è stato. La ripresa di martedì mattina è stata abbastanza serena da permetterci di andare al nostro angolo di collina a controllare quanto bene avessero fatto alla natura quei 60-70 mm di acqua scesi nella domenica. Le rose inglesi patiscono queste piogge e le corolle abbacchiate dimostravano lo stress dell'acqua alpina sui petali imbruniti. Ma le patate, piantate finalmente con dei “but” che erano poi alla fine appena un po' più lunghi del normale e turgidi, grassi e promettenti, avranno beneficiato di questa provvida acqua scesa sul nostro orto al momento giusto. La pioggia continuerà ancora mercoledì con copertura nuvolosa che mortificherà le massime portandole vicine alle minime,  mentre giovedì prometterà bel tempo il mattino con schiarite di sole, salvo poi riportare gocce insistenti nella notte con venerdì. Sabato a sua volta riserverà dopo un inizio quasi sereno un pomeriggio e sera con temporali che potranno continuare ancora nella notte. Insomma, anche quest'anno piogge a maggio, ma non saranno tali da infastidirci più di tanto, noi e soprattutto le api che nel 2019 hanno trovato un anno difficile proprio a causa delle continue piogge del mese “più bello dell'anno”. Tanto più che la maggioranza dei modelli previsionali parlano di tempo sereno ed asciutto dopo il 18 (o 19) di maggio. Se sarà così potremo godere appieno dell'ultima decina del “mese dei fiori” soprattutto se questo periodo di gaudio naturale sarà accompagnato dalla remissione degli assalti del corona-virus. Diverse previsioni statistiche collocavano già da tempo la fine di questa (che speriamo unica) fase del morbo tra il 22 e il 31 maggio. Con l'aiuto del caldo e della nostra disciplina nel non offrirgli sponde comode potremo ricacciarlo là da dove è venuto.
romano.fulvi@libero.it
 

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