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Pentecoste, e continuano le prove d'estate. Meno caldo, qualche temporale ma l'estate è vicina.

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tempo cerniera

Quest'anno le ciliegie sono introvabili. Non soltanto sugli alberi, quanto mai penalizzati da qualche giornata in più di una pioggia che è molto nociva a questi primi frutti stagionali nel mese di maggio. Non solo sugli alberi del nostro giardino, dove appaiono sparuti frutti sui rami alti, pasto nemmeno troppo gradito dalla coppia di merli che nidifica ogni anno chissà dove. No, il clima di maggio non è stato felice per le ciliegie, che però non troviamo nemmeno nei negozi. O meglio, poche, dall'incerta provenienza e dal sapore non troppo convincente. Il Covid-19 ha colpito anche sulle prima frutta primaverili per l'assenza di braccia che la raccogliessero, per le difficoltà di scambi tra Sud e Nord o per chissà quali altre regioni. Così, dopo una primavera rubata (di cui non possiamo nemmeno lamentarci, pensando a coloro cui è toccato di ben peggio), anche la frutta che da sempre è sinonimo del passaggio alla bella estiva stagione ci è stata in gran parte sottratta. E dire che domenica scorsa , 31 maggio, ricorre la Pentecoste. Nelle campagne di un tempo la festa segnalava l'inizio della prima frutta della nuova annata, le fragole e le ciliegie. Nei 50 giorni che separano Pasqua e Pentecoste -recitava un proverbio occitano- “finite noci e grappoli d'uva, l'unico dessert rimaneva una dura crosta di pane. Con l'arrivo di maggio invece -recitava il proverbio- “lou pastre” (il pastore) gusta insieme alla “crousto” un po' di ciliegie”. Il nuovo stagionale companatico, le nuove deliziose primizie. E infatti era dopo l'Ascensione che la civiltà contadina sperimentava l'estate. Proprio come è avvenuto negli ultimi giorni con un clima che nel nostro Nord-Ovest ci ha fatto tornare indietro negli anni. A quando, prima degli sconfinamenti dell'anticiclone africano, erano invece le Azzorre ad arrivare fino a noi con la consueta possente alta pressione, fatta di caldi gradevoli e aria secca. Una prova generale della nuova bella stagione che sembrava promettere un'estate “classica”. Una stagione normale, senza quegli shock termici da “riscaldamento globale” arrembante che hanno invece segnato da un paio di decenni i nostri mesi estivi. Vedremo se queste timide promesse saranno poi mantenute. Per il momento accontentiamoci di un'ultima scorcio di maggio dal bel tempo prevalente. Qualche debole disturbo temporalesco che nel pomeriggio-sera scoppierà sull'arco alpino, così come temperature più fresche per i contributi ventosi settentrionali non muteranno il profilo climatico di quest'ultima settimana del “mese più bello dell'anno” e della “stagione più bella dell'anno”, la primavera meteorologica che termina appunto domenica. Le temperature minime diminuite di due-tre gradi tra martedì e mercoledì caleranno ancora domattina, giovedì, per poi risalire di poco nel fine settimana. Le massime, dopo gli exploit della scorsa settimana si manterranno ovunque attorno ai 20° , qua e là sopra, qua e là al di sotto. Giornate con più sole tra oggi e giovedì mattina, quindi disturbi alpini che giovedì e venerdì sera potranno bagnare le pianure vicine. Fine settimana gradevole con una domenica che potrà riservare spazi di sereno con nuvole addensate specie sull'arco alpino. P.S. Se le ciliegie erano poche e le fragole poco invitanti abbiamo sopperito con le abbondanti fragoline di bosco che hanno arrossato la nostra collina. Una delizia dai sapori antichi.

romano.fulvio@libero.it

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