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L'estate, iniziata con il solstizio, esalta mai come quest'anno San Giovanni

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Mai come quest'anno apprezzeremo San Giovanni. Era da sempre il culmine dell'estate, quel solstizio celebrato popolarmente qualche ora dopo il culmine solare nel cielo. Il 24, praticamente nello stesso giorno in cui il nostro “luminare diurno” iniziava a ritardare di un po' la sua levata mattutina e ad anticipare la sua calata del tramonto. Una filosofia, anche di vita: l'estate comincia a finire nel momento stesso in cui inizia. Non a caso la tradizione tratteggia la figura di questo Giovanni d'estate come “piangente”, il contrario di ciò che ci saremmo aspettato. Piange il Battista perché il sole comincia a declinare il suo corso e le nostre giornate saranno via via più corte e buie. Così come, invece, il Giovanni d'inverno, l'evangelista, sarà ridente anche se celebrerà la giornata più corta dell'anno. Felice perché da allora le giornate inizieranno ad allungarsi e la nostra fiducia nell'esistenza di un qualche futuro rafforzata. Mai come quest'anno abbiamo colto il significato di questi detti popolari perché i primi venti giorni di giugno ci avevano fatto pensare ad un'estate anomala, almeno rispetto a quanto avvenuto negli ultimi trent'anni. Da quando cioè l'estate la sentivamo sulla pelle ben prima del 24 giugno o del 20-21, date tradizionali del solstizio. E, diciamocelo pure, quando il clima cambia di così' tanto, anche la percezione che noi abbiamo del periodo dell'anno, una percezione fatta di abitudini, di piccole scoperte o di ripetute conferme, viene meno, si sparpaglia e si sfilaccia. Quest'anno no. Anche se le rose del nostro giardino erano già tutte in gran parte sfiorite, alcune in attesa della seconda imminente buttata, sono state le “semplici”, quelle erbe che da sempre già nel nome confermano la loro essenzialità a dirci che era quello il culmine dell'estate. I colori dell'Elicriso ed i suoi profumi, la vigoria della Lavanda, il Rosmarino che intreccia i suoi rametti alla leggiadria del'Iperico (l'erba di san Giovanni per antonomasia) e poi il Tanaceto, la Matricale, la Canapa acquatica , la Campanula selvatica, la gialla Lupolina, la Cornetta ginestrina, i grandi cespi della Consolida maggiore, l'Erigeron annuus, senza parlare della Bardana, quest'anno maestosa, e soprattutto del fiore del giorno, il giglio di San Giovanni. In contemporanea con questo esplodere delle erbe e dei fiori ecco il caldo che è arrivato, puntuale anche lui con il solstizio. Un caldo secco, però, non quello (almeno per il momento) dell'anticiclone africano ma quello rassicurante delle Azzorre: ventotto gradi di massima che diventeranno poi via via 29, fino a trenta e nelle piane e nelle colline di Langa anche di più. Durerà tutto questo ritorno all'antico? Continuerà ancora, crediamo, e senza gli eccessi che l'altr'anno di questi giorni pativamo. Perché tutto si gioca su tre fronti: le Azzorre che continuano a garantirci questa estate d'antan, l'Atlantico che mulina ogni tanto i suoi fronti perturbati fin sulle nostre Alpi e l'Africano, appunto, che finora è stato trattenuto sull'entroterra marocchino. Anche se i modelli non sono del tutto concordi vediamo che nuvole e qualche temporale arriveranno tra giovedì e sabato (forse anche domenica pomeriggio). Una depressione irlandese spinge fino a noi queste ondate che però non dovrebbero andare oltre qualche piovasco locale. Poi da domenica l'alta pressione dovrebbe mantenere cieli sereni e temperature che saranno alte, ma che poi ai primi di luglio dovrebbero calmarsi grazie a contributi di brezze gradevoli. L'estate è cominciata e scommetteremmo che non sarà come quella del 2019.

romano.fulvio@libero.it

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