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Un'estate del tempo che fu. Divisa tra le crapule da Papetee e la riscoperta di montagna e mare genuini.

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tempo cerniera

Non si sa più come definire questa estate 2020. La cifra cabalistica che fin dal suo inizio sembrava aver voluto segnare profondamente la storia di questo anno bisesto continua anche nella travagliata fase di post-lockdown. Con un clima che lascia sconcertate masse televisive abituate ormai da anni di telegiornali che proclamano il progressivo inarrestabile aumento delle temperature (chi per lamentarsene, chi per approfittarne). Ciò che, nella storia climatica così come nella vita dei più anziani, era una precisa esperienza della inevitabile variabilità del tempo estivo oggi appare invece come una stranezza irrazionalmente cabalistica. Naturalmente il riscaldamento c'è, eccome. Ma ognuno bada alla propria personalissima esperienza e un'estate come questa, che alterna brevi momenti di caldo non asfissiante con piovaschi e frescure notturne che raffreddano l'acqua della piscinetta di plastica comprata in tutta furia per sostituirla alle rive dei fiumi a alle spiagge assolate … beh, non è cosa gradita. Ma tant'è, la voglia di estate è tale, specie tra chi oggi confonde il disprezzo per la mascherina con una forma di emancipazione personale, da portare ad esasperazioni assurde. Oggi molti sottolineano (e con ragione) la riscoperta della montagna, quella vera e anche sofferta di un tempo, che per noi risale a decenni fa, come effetto della fine di una sbornia che negli ultimi anni aveva preso un po' tutti. E questo farà bene ad una riscoperta genuina di quel mondo naturale e della sua abitabilità. Così potrebbe avvenire anche per “il mare”. Ma intanto i Papetee non sono finiti, anzi. La corsa al mare-sguaiato-carnaio si è fatta ancor più affannosa, limitata quasi sempre a dei fine -settimana sempre più accorciati dalla crisi o dalla paura. Mascherine, niente: aliti pesanti per aria. Distanziamento sociale? È da radical-chic! Meglio svaccare, sguaiati e sudati, come sempre. Succederà che la crisi provocata dal virus (come già è avvenuto per quella climatica ed ambientale), accentuerà ancora di più la spaccatura insanabile tra gruppi social-culturali ormai opposti, inconciliabili. Tra chi tenterà nuove strade di comunicazione, di fruizione consapevole della natura, del rispetto della salute propria ed altrui e chi invece ancor e sempre più crapulerà la propria esistenza nel rifiuto dell'evidenza in quel disprezzo della natura e degli altri che sempre più ci appare come un tuffo irresponsabile in un catastrofico “diluvio finale”. Il tempo che fa, dal canto suo, sembra invece voler ricondurci ad un ripensamento (forse l'ultimo) su questa “voglia masochistica” di catastrofe finale. È un clima che ritorna al passato, un clima estivo che rimanda -con le sue medie termiche moderate- al tempo di qualche anno fa. Vi ritorna anche con i suoi cambi improvvisi, con la pioggia seguita dal caldo più che sopportabile. Ed è ciò che avverrà anche in questo finale di settimana. Oggi -mercoledì- le minime scenderanno, complici i temporali, a valori autunnali, salvo poi riprendersi con il ritorno del sereno di giovedì. Venerdì ancora un temporale (l'ultimo?) ma ormai sembra che l'anticiclone delle Azzorre possa arrivare fino a noi. Azzorre o Africano, importante è che ritorni un dominio anticiclonico che ci riunisca -se possibile- in una “bella estate” di un tempo, fatta di cieli sereni e temperature gradevoli. Dovrebbe avvenire da sabato in un crescendo termico che vedrà il suo massimo di 30° tra lunedì e mercoledì. Un bel tempo che forse segnerà tutto il finale del mese.
romano.fulvio@libero.it

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