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“A l'è l'an ca fa 'l gran, nén 'l camp”. Un'estate “strana” ma abbastanza “nomale”.

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tempo cerniera

La nostra percezione del tempo e in particolare delle nostre estati è strana, condizionata com'è da fatti ed eventi personali, dalle condizioni di salute, da viaggi o uso pieno del tempo libero e così via.  Però ogni stagione ha una sua “cifra“ precisa che tuttavia sovente non riusciamo a cogliere. Forse, in tante occasioni, per definire una stagione, per collocarla nel giusto posto della nostra memoria e del nostro vissuto, serve di più la piccola storia del nostro giardino o del nostro orto che non i roboanti annunci meteo televisivi o i complicati numeri delle statistiche. Sarà perché ci ricordiamo di un antico detto latino, provato nell'esperienza personale, “Annus fructificat, non tellus”. Diremmo noi, è l'annata che dà i frutti e non la terra. C'è anche una versione occitana che recita: “L'an fai lou gran, noun pas lou champ". Una straordinaria traduzione della cultura (questa sì) occitana di un fenomeno che chiunque ami vedere crescere l'amata natura ben sa: non è tanto il terreno a dare i raccolti, bensì l'annata che fa e che ha fatto, con le sue piogge le sue mirabolanti armonie di temperature, la presenza o mancanza di malattie fungine favorite o avversate dal meteo. Insomma gli agronomi romani ben avevano capito quale possa essere un approccio “olistico” alla coltura dei campi (ed aggiungerei anche dei giardini). Quell'approccio “totale”, complessivo e complesso (quasi “magico”) che noi abbiamo o dobbiamo avere verso la natura e che invece viene quasi sempre parcellizzato, meccanizzato, monetizzato senza rispetto alcuno non soltanto  per i tempi della natura stessa e per la nostra salute, ma anche in pieno dispregio del rispetto per i suoi ed i nostri equilibri. Cos'è che quest'anno ha fatto di questa estate una stagione per molti versi “d'altri tempi”, quale miscela ha fatto sì che -ad esempio- quest'anno non si trovi un fungo in molte valli o balze di collina meno fortunate delle quote medie della val Maira o della val Tanaro?  Cos'è che quest'anno ci riporterà (se tutto andrà bene) ad una buona e forse ottima raccolta di mele Calville mentre i Buràs (che l'altr'anno ci hanno salvato da un'annata misera) appaiono sui rami due qui e tre là, ma niente di più?  Sì certo, la biennalità della frutta, ma non basta c'è dell'altro e non lo conosciamo. Intanto cominciamo con il riconoscere invece il tempo che fa e che continuerà a fare. Abbiamo salutato con l'ardore adatto alla stagione calda il ritorno delle Azzorre che da lunedì ancora una volta si sono riaffacciate sul nostro arco alpino per regalarci qualche giornata calda ma senza eccessi. Tuttavia oggi mentre scriviamo è un mercoledì pomeriggio afoso con (guarda chi c'è) la solita cappa che così spesso tramuta una giornata lucente di sole in un'uggiosa bagnarola appiccicosa. Leggiamo sulla nostra stazione meteo 30,3° e sarà la massima della giornata. Ma intanto pensiamo alla prima metà dell'estate 2019 che dal 1° giugno al 15 luglio misurava temperature massime di ben tre gradi superiori a queste e allora ci rinfreschiamo un po'. Tanto più che già leggiamo sui modelli di previsione che dopo qualche temporale pomeridiano tra mercoledì e giovedì, temporali alpini che sconfinano a tratti fino in pianura, avremo tra la notte e la giornata di venerdì la visita di un fronte atlantico che varca le Alpi per scatenare rovesci e piogge (speriamo senza tempesta) a più non posso sul Piemonte, Granda compresa. Allora ecco che le temperature toneranno entro sicuri confini, sotto ai 30° ed anzi forse fino ai 25-26° previsti per il fine settimana.
romano.fulvio@libero.it

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