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Tra afa, temporali alpini, rose appassite e calabroni ecco l'estate “africana”.

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tempo cerniera

Siamo in quel periodo dell'anno in cui di norma arriva il caldo più intenso. È in genere nelle ultime due settimane di luglio e nella prima di agosto che cadono le giornate che superano allegramente i 30 gradi e che, specie nelle nostre pianure più afose e nelle basse Langhe, si spingono fin verso i 40°, i fatidici 40 gradi. Sono giornate che riescono a superare i 26,5° di media (temperatura massima più temperatura minima, diviso due) giungendo a tratti fino a 27° e anche oltre. Caldi “africani” siamo ormai soliti dire e a ragione perché è ormai da qualche decennio che il responsabile di questi caldi è l'anticiclone di origine marocchina. Sono quelle settimane in cui chi ha delle piante sul balcone o in giardino, magari arricchito da un orto produttivo, stenta a star dietro alle calure che scaldano a dismisura la terra, la seccano, appassendo insieme fiori, erbacee, piante e favorendo la proliferazione di insetti che (sentiamo ripetere da più parti) non si erano finora mai visti. Allora, a parte le irrigazioni automatiche o quelle programmate, mano alla manichetta, mettiamoci al riparo dal sole che brucia. Brucia tanto che le nostre mele Calville già a metà luglio offrivano guance rosse tali da parere mature. Lotta o difesa da creature volanti che paiono gli elicotteri del Vietnam o gli Stukas in picchiata. Certo, dipende dal sangue più o meno “dolce”, dicono, forse dal proprio gruppo sanguigno. Alcuni sono così sfavoriti da rischiare ad ogni uscita in campagna e ad ogni attacco clamoroso uno shock anafilattico. Una specie di calabroni, ma forse non lo sono, che volano a razzo a destra e a manca come impazziti, desiderosi di pungerci e farci male. Abbiamo ingaggiato una sorta di piccola guerra quotidiana con uno di questi Killer nelle ultime settimane. Ci impediva di bagnare quella rosa di Austin, che più rosa non si può, cui è stato dato il nome (“Whiter shade of Pale”) di una celebre e per noi nostalgica canzone  dei Procol Harum. Canzone memorabile anche per i versi misteriosi, così come l'aura di quella rosa. Ci avvicinavamo e dovevamo rientrare perché l'insetto ci attaccava sui capelli e così via. Una puntura attutita dalla maglia spessa. Uno, due, forse tre giorni. Infine l'audace -ma incauto- si è posato sulla ruota di scorta dell'auto di fronte a noi e a questo punto con l'aiuto del quotidiano prontamente arrotolato ecco la privata vendetta. Mentre aspettiamo che escano finalmente un po' di funghi (e sembra che lo stiano facendo anche a quote basse di 700 metri) viviamo questi sei sette giorni da “ritorno dell'Africano”. Tra mercoledì e giovedì, specie durante la notte, qualche temporale da calore (alimentato oltre che dall'afa notturna anche dalle spire fresche che l'Atlantico continua a far fluire a tratti oltre la corona alpina ) potrà stemperare le calure che saranno ormai giunte a 30/31° nel Cuneese e Monregalese e ben oltre, fino a 34/35° nel Braidese ed Albese così come nelle pianure basse. Tra venerdì e sabato riprende in pieno l'apporto di aria calda e umida dal mar Ligure e sarà raggiunto proprio in fine settimana il massimo di questa fase che forse alla fine risulterà la più calda dell'intera estate. Poi, da domenica, ecco tornare l'Atlantico con arie meno afose e forse con qualche pioggia temporalesca. Rifiateremo all'inizio della prossima settimana con temperature medie di 23-24 gradi, ormai già in pieno agosto.
romano.fulvio@libero.it 

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