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Due giorni umidi poi ancora anticiclone ma foschie e via via più fresco.

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tempo cerniera

Sono sovente gli scherzi dell'anticiclone autunnale a portare foschie e nebbie in pianura mentre invece in montagna, al di sopra di una certa quota.il sole risplende con temperature che nelle piane umide sono un sogno. In queste occasioni anche gli altipiani sono privilegiati. Sono note a chi vi abita le differenze di temperature “anticicloniche” che già il termometro dell'automobile registra salendo da Breo a Mondovì Piazza: qualche grado in più che d'inverno ma anche in autunno a volte significano un cambio di stagione passando dal basso verso l'alto o viceversa. Sta di fatto che l'anticiclone si era presentato all'inizio con le sue consuete vesti subtropicali e cioè con temperature che anche in pianura hanno provocato quella “piccola estate di san Martino” che da sempre aspettiamo tra fine ottobre e inizio novembre. Prima di martedì abbiamo quindi goduto in collina di una pausa di colori bruciati provocati dal generoso “foliage” dei castagni che è stato un balsamo per guarire almeno per qualche ora dal morbo mentale che accompagna (anche se in forme molto meno drammatiche) quello fisico del covid-19. Temperature di quasi 20 gradi sulle nostre coste amate (ma a Bra le massime erano di soli 11°) e foglie dei Cachi che ancora resistono nonostante la piccola brinata che aveva colto la campagna bassa verso l'alba. E beh sì, i cachi li abbiamo già raccolti, quasi tutti, confidando che i superstiti, più verdi che gialli, possano diventare ancora paonazzi come arance sotto l'impulso delle escursioni termiche di questo novembre appena iniziato. Ieri, martedì 3, cadeva una festa sacra per il mondo della cacciagione di un tempo, nobile quanto oggi manco ci sogniamo: il contrario delle carneficine (con armi automatiche) di caprioli che si consumano di queste ore su alcune delle nostre colline. Ieri era sant'Uberto, il patrono dei cacciatori. Ma non di quelli di oggi (o, almeno della maggior parte di essi). No, quelli che ancora oggi portano i cavalli nella chiesa di Stupinigi all'altare del santo del VII° secolo venerato nelle Ardenne si inginocchiano per ringraziare un nobile cavaliere che, dedito in modo seriale alla caccia indiscriminata, si convertì in un giorno domenicale di fronte ad un enorme cervo che gli parlò :”Uberto, Uberto, fino a quando perseguiterai gli animali della foresta? Fino a quando non penserai invece alla salute della tua anima?”. E, aggiungeremmo noi, anche alla salute del corpo, visto che è proprio dall'eliminazione attuale di ogni angolo di selvaticità che -a quanto dicono gli epidemiologi- si scatenano quei passaggi di virus da animali ad uomini che sono poi all'origine dell'attuale tragedia. Ma ricordiamo anche il detto “A sant'Uberto le oche fuggono dall'inverno”. perché è a partire da questo periodo che cominciavano a vedersi (come negli ultimi anni si è riproposto nei nostri cieli) i cortei di oche selvatiche e poi di gru che sancivano l'arrivo dei primi geli. Non succederà ancora tuttavia. Complice il riscaldamento di questi anni avremo ancora un due settimane (dopo due giorni, oggi mercoledì e domani, con deboli piogge) con un anticiclone -questa volta centro-occidentale europeo -che pian pianino aliterà verso di noi arie sempre più fresche, con nuvole che si insaccano sotto le Alpi, mentre il Ponente sarà sereno. Insomma - un lento declinare della stagione. romano.fulvio@libero.it

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