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Le “ sante della neve” ci riportano ad un tempo antico che cancella le brutture del nuovo/vecchio.

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tempo cerniera

Alla fine le nevi di santa Bibiana e anche quelle di santa Barbara sono state puntuali all' appuntamento con la Granda. E non solo con noi, visto le piogge e nevi che hanno sommerso quasi il Nord Est con accumuli da 150 a 300 centimetri sulle Alpi orientali. No, da noi questo sconquasso non c'è stato ma l'evento che ha interessato quelle vali e quelle Alpi che si trovano all'estremo opposto del nostro Nord ci confermano il carattere che ha ormai assunto il cosiddetto “maltempo” di questo inizio di secolo-millennio. Qui da noi può anche soltanto coprire il terreno con una decorosa nevicata d'altri tempi, ma poco più in là, oggi verso il Veneto domani chissà, la neve e l'acqua possono invece sommergere di tempesta e riempire le valli. La Granda no, con questa neve d'inizio dicembre ci ha fatto soltanto riandare con nostalgia (chi almeno ancora coltiva i pannicelli caldi della memoria) agli inverni di un tempo. A quelle nevicate prima di Natale che decoravano lo scenario dei nostri migliori sentimenti. Quelli della bontà (parola talmente fuori moda oggi da far provare imbarazzo se non vergogna nel profferirla) e cioè della disposizione naturale e necessaria per finire in armonia un anno e sperare in quello successivo. Scenari accompagnati da musiche nordiche, da esotiche renne, scenari immacolati che anticipavano l'ansia che già alla “Madòna 'd l'Avént” avevamo di raccogliere muschio per il presepe o di trovare un abete che potesse dare in famiglia quel profumo di resina e di pigne, simbolo di fecondità e speranza di un benessere allora per pochi. Così la sollecita nevicata del 2 dicembre che, secondo il detto, “comanda” o comanderebbe una “quarantena” di fiocchi è stata poi confermata il 4 dall'altro scenario bianco, quello di santa Barbara. La santa che -essa soltanto, secondo la tradizione- avrebbe potuto  “prendere il punto” a Bibiana vanificando il nevoso vaticinio. Invece lo ha confermato e allora, cosa dobbiamo aspettarci? È nevicato ad inizio inverno ed è già questa una buona notizia. Dovrebbe esserlo per tutti noi, anche per i molti che vorrebbero invece -e non possono per la salute di tutti- affollarsi alle partenze di Skilift e seggiovie per avventurarsi nelle “discese ardite” per qualche giorno proibite (e casca il mondo!). La terza, attesa, nevicata quella dell'Immacolata, l'occitana  “Madono d'uvern”, ci ha fino a questo momento (scriviamo con la neve che ci abbacina dalle Alpi) delusi. Sembrava potesse aggiungere una decina di cm alla ventina-trentina e anche più che nei giorni precedenti ha ricoperto le alte pianure, le Langhe e le valli (lo ha fatto, ma solo alle quote del Pancani o del Mondolè), mentre al piano -con temperature ben sopra lo zero- solo pioviggini.  Ma il vortice che la discesa artica ha provocato tra Sardegna e Liguria ancora ruota in senso antiorario e qualcosa arriverà forse già nel pomeriggio-sera o ancora la prossima notte tra martedì e mercoledì sulle nostre Alpi del mare. Sul dopo mai come oggi dobbiamo affidarci ai modelli matematici.  Che però discordano tra di loro. Mentre quello europeo prevede un po' di neve dapprima sulle Alpi poi anche sulle alte pianure nel pomeriggio sera-notte di giovedì, quello americano al proposito tace. Stesso caso per venerdì sera-notte: per ECMWF (europeo) neve, per l'americano GFS niente. Su una cosa sembrano invece d'accordo. Che il maltempo con neve e anche acqua forte potrebbe tornare tra martedì e mercoledì prossimi. Che dire: l'inverno è questo e guai a chi mi parlerà male di Bibiana e delle sue previsioni. Così antiche ma anche così attuali. Bisogna proprio tornare all'antico per dimenticare e buttare giù questo brutto “vecchio”.
romano.fulvio@libero.it

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