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La Granda tra geli e bianco d'antan spera in un 2021 normale, non più” bisesto”.

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tempo cerniera

Ancora una volta vale l'antico detto secondo cui “Il lupo all'inverno non l'ha mai mangiato”. Scegliamo una costruzione della frase un po' “castigliana” che preferiamo alla nostra per la confusione che  -a causa dell'ambiguità del soggetto- potrebbe generare. È il lupo che rischia ogni anno (e sempre di più) di “mangiare l'inverno” e non viceversa. Tant'è, accontentate le attenzioni per la lingua, andiamo al sodo per chiederci se ce lo aspettavamo un inverno così. O meglio, un finale d'anno così... Perché l'inverno astronomico è appena iniziato e chissà cosa ci riserverà alla fine. La risposta, la nostra di risposta, è però affermativa. Sì, ce l'aspettavamo. E non per una particolare capacità o dono divinatorio, ma perché c'erano indizi a suggerirlo. A parte la statistica che raccomandava prudenza nel fare vaticini, c'erano i moti dei vortici estivi ed autunnali sull'Atlantico e la vivacità meteo complessiva di questo 2020 -finalmente alla sua fine- a far intravvedere un ritorno all'antico. Un ritorno al vecchio anche per l'inverno dopo gli sprazzi perturbati e freschi apparsi qua e là durante l'anno.  Insomma questa colata artica a Sud e sulla nostra Granda era attesa prima o poi e alla fine è arrivata, e proprio  nel finale d'anno. La seconda nevicata al piano nella notte tra domenica e lunedì 28 dicembre, il gelo e la galaverna che hanno invaso nelle ultime ore le valli umide e le colline verso l'Appennino, il panorama bianco di neve farinosa  quasi l'avesse distribuita dalle nuvole la Holle della tradizione celtica e poi la Luna che si avvia al plenilunio del 30 dicembre apparendo algida su cieli artici … eh sì tutto questo scenario ci ha fatto ricordare che l'inverno ancora c'è e che il lupo... eccetera, eccetera. Minime di -6/7 gradi nelle nostre campagne, qualcosa di meno rigido al riparo delle città, la neve che in val Tanaro ha risentito della matrice mediterranea dell'ultima fase del maltempo. Un classico dei nostri inverni più tradizionali. Noi ci rammarichiamo di non aver approfittato di quell'unico giorno prima di Natale che ci avrebbe permesso di arrivare forse in auto al nostro buen retiro collinare, mai come quest'anno decetto sia in primavera, un po' meno d'estate, e poi di nuovo in autunno e ormai precluso in questo inverno. La stradetta era ormai sgombra di neve che invece si è poi ripresentata come poi avvenuto nel giorno dell'unica vera festa annuale che ci è rimasta. Ora ghiaccio e neve nelle zone d'ombra impediranno chissà fino a quando (insieme a tutte le altre terribili paturnie legate al virus) di percorrere quel cammino così noto e familiare, lasciandolo libero soltanto per caprioli, cervi, cinghiali, tassi e forse anche a qualche superstite lepre sopravvissuta . Ci sarà ancora interdetto quel cammino verso la nostra selvatica natura perché dopo due giorni di tregua ancora travagliata però dai flussi atlantici, ecco che già venerdì (in anticipo rispetto alle prime proiezioni ) e poi ancora sabato e financo domenica nuova neve arriverà ad imbiancate gli altipiani almeno della nostra provincia con qualche ditata di neve prima asciutta poi via via più bagnata, mentre sulle piste piste diserte dello sci i centimetri previsti sono discreti. I modelli parlano infatti di un 20-30 centimetri tra Cozie e Marittime alte, fino a cinquanta-sessanta sulle Liguri e basse Marittime. Intanto sarà arrivato il nuovo anno. E speriamo che tale sia sotto l'aspetto che più ci fa temere e che ha rattristato tutti noi e colpiti così crudelmente per un anno intero. Quello che finisce giovedì.
romano.fulvio@libero.it

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