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METEO E TRADIZIONI

Torna un "inverno d'antan". Con le sue grosse nevi prima, poi con i suoi geli artici

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Torna un "inverno d'antan". Con le sue grosse nevi prima, poi con i suoi geli artici

Il covid ha scavallato l'anno e noi ci troviamo in un 2021 che -almeno questo- ci diventa più facile da battere su questa tastiera (prima il bisesto ci faceva sbagliare anche i tasti: scherzacci -e fossero solo questi!-  dei numeri palindromi mal riusciti). Sommersi dalla neve come siamo in queste ore ci siamo divertiti a trarre auspici dalla tradizione orale popolare. Tanto per dimenticare fosse anche per qualche minuto il senso di tragedia che ci ha accompagnato in tutti questi mesi. Inutile dire che è il Capodanno a farla da padrone nei detti che cercavano di determinare quale sarebbero state le caratteristiche dei successivi 364 giorni. Ed è normale che così fosse. È dalla testa che si capisce... con quel che segue. L'anno è iniziato con i fiocchi e la neve di capodanno era ormai da tempo una rarità qui nella Granda, la provincia dove il bianco invernale è (era) di casa.  Anzi, da un ventennio eravamo abituati a giornate da primo dell'anno tutte al sole, ma non quello invernale, stenterello, piuttosto un sole africano, innaturale, che traeva vigore e carattere da quell'anticiclone marocchino che così tante volte ha invaso nel ventennio il Mediterraneo giungendo fino a valicare le Alpi Liguri. Basti l'esempio del gennaio dello scorso anno, ultimo mese di pace prima dell'arrivo del barbaro covid. Il gennaio 2020 è stato il più caldo della nostra storia con temperature medie che a seconda dei luoghi sono risultate alla fine di tre-quattro, fino a cinque gradi al disopra delle medie storiche secolari. Un'enormità, seguita dal febbraio che sappiamo ma che fu a sua volta abnorme per il meteo: senza una goccia d'acqua. Né di neve , naturalmente. Poi è successo quel che è successo. Ma anche il meteo ha continuato ad impazzare nell'anno più tragico dal dopoguerra ad oggi. Abbiamo notato tutti come a periodi (durante l'estate, ma anche dopo) in cui continuavano – ma a sprazzi- gli assalti di caldo africano si alternavano momenti in cui sembrava di tornare all'indietro, agli anni fino ai '90 dello scorso secolo, agli anni della giovinezza o maturità della generazione del “boom”, quella del dopoguerra, appunto. Assalti atlantici freschi e piovosi con cali rapidi delle temperature. Associati a episodi tipici del riscaldamento globale, come il disastro provocato dalla burrasca che si è abbattuta su val Tanaro e val Vermenagna ad inizio ottobre. Poi, lo avevano scritto su queste pagine, comparvero indizi dai modelli e dai dati che ormai affollano le analisi meteo che forse l'inverno sarebbe stato alla “vecchia maniera”. Tale da non farci più ripetere sconsolati ogni anno la filastrocca che avevamo imparato al ginnasio “Mais où sont les neiges d'antan?”. Ma dove sono finite le nevicate di un tempo? Ecco, sono tornate. Le piste sono deserte oggi, e sappiamo perché. Ma qualcuno si chiede ancora come era lo sci di una volta, che pure ci divertiva tanto? Non sarà che con un po' di fantasia e di cultura rispettosa della natura e dell'ambiente (covid insegna) non si potrebbe ritornare ad una diversa “filosofia” anche di questo sci massificato e anche troppo mercificato? Avremo tempo spero per pensarci. Intanto annotiamo queste giornate di neve continua che spira da Sud Ovest e che ha portato ormai a superare il metro e mezzo, quasi due metri in quota alta, sulle Liguri e un po' meno su alte Marittime e sulle Cozie. Nevicherà fino all'Epifania, quando si riaprirà il cielo presentando il nuovo sole del 2021. Sarà questo il migliore auspicio del nuovo anno, in piena armonia con la tradizione antica e a questo ci aggrappiamo resistendo al gelo che seguirà nelle giornate post Befana che saranno anch'esse un ritorno ai naturali freddi di un tempo.

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