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Un anticipo di primavera per la collina ancora brulla e i timori di possibili future gelate.

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Torna un "inverno d'antan". Con le sue grosse nevi prima, poi con i suoi geli artici

Alla fine sciolta la neve abbiamo riconquistato in pieno la nostra amata costa collinare. In pieno... o quasi. Perché in campagna e in montagna non sarete mai sicuri che il vostro vicino o i vostri “cari vicini” si cureranno che la stradetta che porta al vostro buen retiro non venga ostruita dai loro cumuli di neve ammassati -guarda caso – dove voi avete il passaggio. Così ti potrà capitare, come è successo a noi l'altro giorno, che arrivati quasi al fondo del vallone che porta all'asfalto ti ritrovi - tra le rive ormai  piene di germogli del sottobosco – la strada, solo lei, ostruita da un cumulo di neve ghiacciata del “caro vicino” che solo un carrarmato potrebbe superare. Fortuna che abbiamo un altro accesso sull'altro versante, anche quello però da vigilare in continuazione perché le nostre miserie umane sono infinite. E ogni nuovo proprietario che arriva vuol cintare il suo pezzetto, mettere cartelli di divieti in cui tutti i frutti della terra sono elencati per ammonire il passante, oppure pensa di poter cintare al millimetro i confini della proprietà restringendo la luce del passaggio con recinzioni metalliche, cemento e quant'altro possa far pensare che un rustico di collina possa sembrare una cafona villetta. E la malattia é contagiosa, perché non colpisce soltanto i nativi, che potrebbero accampare scuse di remoti possessi “ancestrali”, ma ancor più i “cittadini” che, conquistato il loro fazzoletto di terra, lo cintano come un bunker e lo imbruttiscono con allegro cattivo gusto. Tant'è, sorrideremo comunque e commenteremo con loro il tempo che fa e gli chiederemo se hanno visto oltre ai caprioli anche i lupi che nottetempo sono in caccia. Gratificati come siamo dell'arrivo di questo scampolo di primavera che si preannuncia per questa settimana (ma che promette -forse- una coda anche ai primi di marzo) ogni altro tema diventa di second'ordine perché questo è il tempo dell'attesa. Preannunciato da nuvole di polveri sahariane che tra lunedì pomeriggio e mattinata di martedì hanno oscurato il cielo con una tinta color caffelatte, da martedì pomeriggio è l'anticiclone subtropicale che dal Mediterraneo è arrivato fino a noi. Sosterà sul Nord Ovest e su gran parte d'Europa fino almeno a sabato. Le giornate più calde secondo le ultime notizie dei modelli saranno tra mercoledì e giovedì con massime che potrebbero arrivare specie a Cuneo, a Saluzzo e Mondovì fino ai 20 gradi mentre le minime notturne saranno ancora fresche, sia per l'effetto “tappo” in pianura dell'anticiclone che per certe brezze a tratti rinfrescanti da Est. Inutile dire che speriamo tutti che a questa fase calda che smuoverà le gemme non debba poi seguire una di quelle tipiche “ramate” gelide che le “bruciano”. Affidiamoci allora da un lato ai “modelli matematici” che prevedono al massimo un ridimensionarsi del caldo a fine settimana con qualche nuvola sabato ma che poi parlano di un prosieguo anche ai primi di marzo con massime sopra i dieci gradi e minime sopra lo zero. Dall'altro lato sappiamo dalla tradizione che oggi, mercoledì 24 febbraio, cade la prima delle tre giornate della “Tempora di Quaresima” (le altre saranno venerdì e sabato). Una  giornata di penitenza e di consumo di erbette fritte (da lì arrivano le verdure “in Tempùra”) ma anche giornata predittiva del clima dell'incipiente marzo. Mercoledì farà bello e caldo, perché non credere allora che anche marzo rispetterà la “legge” della tradizione. Non costa nulla e ci fa dimenticare anche certi dispetti di collina.
romano.fulvio@libero.it

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