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Pioggia e neve del Weekend contro la fioritura della Mirabelle di Jean.

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Torna un "inverno d'antan". Con le sue grosse nevi prima, poi con i suoi geli artici

Guardare la natura, osservare la campagna, godere il giardino per capire il tempo. Non solo, ma anche per capire le stagioni, perché ti trovi immerso in un corso continuo che può essere irregolare quanto volete ma che sempre un divenire è. Lo scorrere ciclico in cui ci sentiamo a casa nostra, in cui ci riconosciamo e impariamo a capire l'altro. Così, val più vedere quest'anno il relativo ritardo con cui sta cercando di fiorire la nostra Mirabelle approfittando di queste prime giornate di primavera che non tutte le statistiche meteo che mettono insieme le massime con le minime e poi misurano l'acqua caduta e così via... Tutte cose necessarie ed indispensabili, intendiamoci, che noi facciamo regolarmente -giorno per giorno- ma che raccomandiamo sempre di valutare per quel che sono, numeri e niente altro. Così, più che i numeri è quell'albero nella corte che ogni anno è il primo a fiorire sul marrone bruciato della nostra collina che ci dà la scansione di come è stato l'inverno e di come potrebbe essere la primavera. La Mirabelle è un pruno piantato nella nostra corte da Jean, quando arrivava dalla Francia a trovare la morosa Lena e portava ogni volta qualcosa di prezioso, avvolto in un giornale bagnato per non far asciugare le radici o le marze. Una volta poteva essere l'innesto di quelle ciliege Bigarreau che, profittando del sole meridiano erano poi le prime a diventare mature in quella sorta di paese sparso di Tetto in Tetto sulla collina, che comunicava ad alta voce di valle in valle. Un giorno, nel primo dopoguerra, fu la volta di un piantino di Mirabelle, portato fresco fresco dalla Provenza dopo il lungo viaggio in treno fino a Cuneo e poi -ancora con trenino- fino alla base della collina che Jean risaliva poi svelto, senza fiatone. Perché Jean allora era giovane, allenato dal lavoro e poi perché in cima alla balza più esposta al sole lo aspettava Lena. Jean  è stato un po' il nostro “Jean de Florette” nei primi vagiti campagnoli che cercavamo di emettere dopo aver scoperto quel lembo di terra che ci aveva evocato un mondo di fiaba da rivivere col suo casotto di pietra, l'orticello, il castagneto e la pianta nella corte già tutta fiorita ai primi di quel lontano marzo. Ci ha aiutato nelle cose più semplici ma difficili per noi cittadini e ci ha confidato qualche segreto di vita contadina. Tra cui i capricci della natura e del tempo. Da allora sempre abbiamo segnato il giorno della fioritura della Mirabelle scoprendo così d'amblè il mutare delle nostre stagioni. Ogni anno la Mirabelle sembrava anticipare i fiori bianco-rosa così prediletti dalle api che si davano sinfonico convegno su quella manna con un'intensità sonora da far girare la testa. Quest'anno il primo fiore non è ancora sbocciato anche se forse lo farà domani, mercoledì o al più tardi giovedì, approfittando delle temperature massime che grazie al perdurare di questo anticiclone saliranno ancora fino ai 14 gradi e forse un cicinìn di più superando i brividi freddi della notte. Da venerdì arrivano le nuvole e le pericolose correnti fredde da Nord Est e anche la nostra Mirabelle ne risentirà. Perché sabato, tra mattino presto e pomeriggio sono previste piogge in pianura ma fiocchi forse anche a livelli collinari e di fondovalle alpino, con temperature che scenderanno anche sotto i 4-5 gradi. È la classica “ramata” gelida di fine inverno così aggressiva e pericolosa per le fioriture. Durerà fino mercoledì prossimo con piogge previste martedì. Poi, da mercoledì sarà forse di nuovo primavera.
romano.fulvio@libero.it

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