MENU

La primavera avanza e si impone. Il ciclo naturale riprende, nonostante tutto.

CONDIVI QUESTA NOTIZIA:
Torna un "inverno d'antan". Con le sue grosse nevi prima, poi con i suoi geli artici

Sono state le api, accorse a frotte lunedì sulla nostra Mirabelle de Nancy ormai tutta fiorita e profumata di mandorle e muschio mescolati assieme, a farci capire che la primavera è ormai iniziata. L'inverno se ne è andato e lo ricorderemo per qualche settimana ancora soltanto per le nevi che biancheggiano ora un po' opache -come fanno di solito sotto lo zèfiro di primavera- in contrasto con il verde acceso che brilla nei campi. Certo, avremo ancora qualche incursione fredda. La tradizione ben lo sapeva e aveva collocato questi ritorni così pericolosi per la campagna nei cosiddetti “Cavalieri del Freddo “ di fine aprile e nei “Santi di Ghiaccio” dei primi di maggio. Avremo occasione di parlarne perché tra san Giorgio e san Marco, tra san Ponzio e san Pancrazio, almeno un giorno piovoso e freddo magari capiterà, tanto per ricordarci la sapienza e l'accortezza antica. Intanto accontentiamoci del tripudio delle fioriture che avanzano al galoppo e per quei primi salici che ogni anno vediamo rinverdire d'un tratto, poco prima di Pasqua. La campagnetta e la balza collinare oltre che il nostalgico ricordo della saggezza antica sono la salvezza -fisica, speriamo, e sicuramente psicologica-  in questi tempi di auto-isolamento che abbiamo sempre cercato di rispettare fin dall'inizio. Superando anche le arrabbiature nel vedere come invece tanti -altro che saggezza-!- manco ci pensano che anche loro respirano e sputacchiano droplets ... e ti passano davanti sempre senza mascherina alcuna, quasi ridendo... e sembrano dirti: tanto crepano solo i vecchi e noi, diamine, di mascherine non ne abbiamo bisogno! Almeno qui sulla balza collinare che ci è cara  i “vicini” sono a centinaia di metri e siamo circondati da boschi e prati incontaminati mentre  una bella ed alta cinta ci difende -più che dai caprioli- dall'inciviltà fattasi sistema in questo paese di “chi se ne frega...” degli altri, naturalmente. Perché poi scopri, dalle statistiche pubbliche e da Internet, che sono più i vaccinati tra i 20 e i 29 anni che non quelli tra i 70 e i 79...  E che gli ultraottantenni sono bel lontani dall'esserlo. Avevano giurato e stragiurato tra governi e regioni che avrebbero difeso con i vaccini -oltre che medici e infermieri- gli anziani, i più esposti all'esito fatale del virus, e poi invece, nel paese delle corporazioni e dei raccomandati vieni a scoprire che bastava far parte di quella schiera per trovarti bello che vaccinato, anche se giovane e meno esposto, libero  di andartene in giro senza mascherina. Si fa finta di lamentare dolore per le scuole chiuse e si dimentica che premessa per tenerle aperte era anzitutto vaccinare gli insegnanti, più esposti certo dei presentatori tv o dei calciatori, per ore e ore in aule di 30 alunni con le finestre chiuse d'inverno. Insomma, vale ancora le pena di parlare di natura, di orto, di giardino, di clima e di previsioni in questo mondo di lupi, furbetti e  furboni? La natura procede sui suoi binari e allora la assecondiamo, fin che possibile. La primavera ormai avanza e anticipa addirittura, qui sulla Granda. La rimonta anticiclonica ci investe da Ovest e fa risalire le minime sopra lo zero, con le massime che a loro volta  fino a giovedì si assestano attorno ai 16-17 gradi per poi scendere di poco nel fine settimana per una copertura a tratti nuvolosa e, forse, qualche spruzzo di pioggia. È la pioggia che a questo punto manca e che al momento non appare nemmeno all'orizzonte delle previsioni a lungo termine dei modelli. Anzi, è probabile che i prossimi lunedì-martedì siano riscaldati da quell'anticiclone africano che ben conosciamo e che ci porta a venti gradi.
romano.fulvio@libero.it

Ulteriori informazioni sull'edizione cartacea

Edicola digitale

Sfoglia

Abbonati

le più lette

LE ALTRE NOTIZIE

Powered by Gmde srl