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Weekend dal sapore estivo, ma da lunedì un nuovo arresto della primavera?

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Torna un "inverno d'antan". Con le sue grosse nevi prima, poi con i suoi geli artici

Siamo da almeno due mesi sempre lì sul punto di esclamare: “finalmente sarà la volta buona ?”.  Beh, anche per il problema vero, quello tragico che ci tormenta da più di un anno, sono state almeno un paio le occasioni in cui abbiamo sperato con ardore l'inizio della fine del virus. E speriamo che questa terza -iniziata da poco- sia quella definitiva, quella che avrà un esito finalmente positivo. Certo, il  problema è il virus, ma noi pensavamo qui ad un quesito ed a una speranza più leggera, meno angosciante di quella della pandemia. Un'attesa di vita normale, abituale e ricorrente ogni anno, quella della primavera. Tuttavia i due problemi (Covid e clima) non sono poi così disgiunti come ognuno di noi sente e sa, e la domanda abituale sul “sarà la volta buona?” ci viene ogni volta che saliamo al nostro “buen retiro” di collina per osservare con attenzione i progressi della natura, del giardino, del prato, del bosco, delle patate e dell'orto in questa complicata primavera del 2021. Abbiamo finora avuto da fine febbraio ad oggi almeno quattro botte di caldo simil-africano. Seguite però da altrettante ricadute all'indietro, di ritorni invernali o quasi, una specie di “A rebours”, un all'indietro di una stagione timida, senza ancora carattere pronta ad indietreggiare di fronte ad ogni minima difficoltà. Così è avvenuto anche dopo i cupi sei giorni intercorsi tra un 25 aprile dalla prima metà splendido e un 1° maggio che solo al tramonto ci ha rivelato la bellezza ondulata del sole sullo Skyline alpino. E poi, la domenica, il lunedì ed anche il martedì con un clima “marca leone” ci hanno fatto assaporare in pieno quel concerto musicale che la banda dei merli e gli altri abitatori volanti della nostra costa collinare intonano quando la “svolta” del tempo appare sicura. Le api poi, accorse in massa sulla distesa di timo serpillo che fiorisce accanto al rosmarino e in attesa dell'elicriso, fanno da sottofondo basso e familiare confermando l'inevitabilità del cambio stagionale. Tanto più che, a parte qualche nuvola rapida ed inoffensiva di giovedì, anche le “piouvere” previste inizialmente per venerdì sembrano doversi arrestare sulle Alpi Cozie per arrivare con qualche piovasco nella bassa valle Po. Porteranno però sulle piane del Cuneese e del Monregalese, fino alle Langhe, qualche rèfolo di Foehn sufficiente per far salire ancora un po' le massime da 20° fino a 23°, in un exploit termico che apprezzeranno le nostre rose ancora tutte in boccio e con più di 15 giorni di ritardo rispetto allo scorso anno, anche se hanno la scusante  di fiorire a 705 metri di quota prealpina. Si innalzano le temperature massime e nel contempo anche le minime tornano a superare i 10 gradi formando così insieme alle prime quei 35 e più gradi di media che sono la vera cifra termica dell'inizio delle nostre primavere-quasi-estive. Ma attenzione un nuovo arresto, un nuovo ritorno al bagnato-freddo si profila per l'inizio della prossima settimana. Un fronte organizzato atlantico si presenterà da lunedì e almeno fino a martedì (i modelli sono concordi) contribuendo a fare anche di questo inizio e metà di maggio una stagione in ritardo. Cos'è che manca? L'Africano. È ancora lontano, quell'anticiclone che quando arriva ci porta , magari con il concorso delle Azzorre, i tepori caldi subtropicali. E allora avremo timori per le nostre ciliegie.
romano.fulvio@libero.it

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