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Dopo le piogge di Medardo, da domenica il vecchio e caro caldo “normale”

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Torna un "inverno d'antan". Con le sue grosse nevi prima, poi con i suoi geli artici

temporalesche, se non con grandine, ma anche continue come quelle che hanno irrorato la prima mattinata di questo 8 giugno, san Medardo. Stupore -per noi- ben poco. Parleremmo invece di una tranquilla “normalità”. C'è chi protesta, perché ricorda e obietta differenze fresche che si verificano qui da noi in questi giorni rispetto alle calure di Ponente e Provenza. Non hanno sentito allora i venti che scuotono il litorale ligure piuttosto che l'entroterra tra Nizza e Aix, oppure visto le “maccaje” che salgono umide dal mare sino a soffocare di umida bambagia la prima e anche la seconda collina dell'entroterra... E poi da sempre giugno è là -sulla prima costa- già mese da prime prove in acqua mentre da noi si aspettano le piogge che, seguite dal caldo, sono così propizie per la prima cerca dei boleti. Come ci è successo già domenica 6 giugno con la scoperta del primo porcino nero al limitare del boschetto di castagni. Bello irto sopra le foglie, tanto scuro da confondersi con esse, soltanto il gambo, un po' attaccato dai lumaconi, ma salvo, sano e croccante. In realtà molti di noi si sono talmente abituati a questo ventennio di riscaldamento del clima da pretendere un'estate senza incertezze, calda, anzi bollente da giugno fino ad agosto. Ma di norma l'inizio di estate da noi non è così. Lo testimoniano le tradizionali piogge di inizio giugno, quelle di san Medardo, che erano temute perché sarebbero durate poi per ben quaranta giorni. Cosa improbabile, ma il detto popolare ci insegna che l' acqua estiva arriva proprio ad inizio giugno. Acqua che -nella civiltà alpina e contadina- doveva cadere soltanto dopo che si era seminato il “frumentìn”, il grano saraceno, vera salvezza in quei secoli in cui anziché il riscaldamento c'era quel periodo glaciale che interessò la nostra Granda e l'Europa intera dal 1560 circa fino a metà '800. La salvezza fu allora il grano saraceno, perché se il gelo invernale o le gelate tardive avessero distrutto le semine autunnali, ecco che i grani primaverili-estivi o questa poligonacea che è il “grano nero”, “lou blad negre” secondo la dizione occitana, avrebbe salvato il tetto contadino dalla fame. Il frumentìn doveva essere seminato al tempo del Corpus Domini (quest'anno giovedì 3 giugno) e prima di san Barnaba (11 di giugno), insomma in un tempo utile per farlo nella terra asciutta e poi fertilizzata dalle prime acque estive. Soprattutto in tempo utile perché maturasse prima di san Michele e delle prime gelate. “Tout se tient”: il calendario della terra non è precisamente il nostro. Il suo respiro è continuo, può avere accelerazioni e momenti di pausa, ma è quello e lo dobbiamo capire, se vogliamo rispettarla. Va bene allora per le piogge di inizio giugno, ma poi?. Dureranno ancora con temporali specie serali sia mercoledì sera (specie tra Tanaro e Pesio) che giovedì notte dopo una bella giornata di estate azzorriana. Ancora eventi temporaleschi venerdì mattina ma poi ecco il sole dell'Atlantico che arriva fino a noi con una estate che non sarà per il momento né africana né asfissiante per il caldo. Si prospetta invece l'antica e meritoria “estate delle Azzorre” sotto la protezione dell'omonimo anticiclone che sarà salutata con entusiasmo dai nostri orti e dalle nostre rose e fiori esausti dopo tanto stillicidio. Da domenica a san Giovanni avremo cieli sereni con temperature medie oltre i 21-22° e massime che, almeno nel Cuneese e Monregalese, non arriveranno a superare i 30 gradi.
romano.fulvio@libero.it

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