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L'asparago di montagna annuncia il solstizio ma il meteo è ancora variabile e delude

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Torna un "inverno d'antan". Con le sue grosse nevi prima, poi con i suoi geli artici

Si avvicina il san Giovanni del 24 giugno e con questa festa centrale del trionfo della “natura naturans”, assistiamo da sempre con stupore allo spettacolo della natura che produce da se stessa la  massima perfezione. È un momento magico anche sulla nostra collina, mai come quest'anno imbiancata nelle sue più profonde e umide forre da un ininterrotto corteo di “Aruncus dioicus” che creano una distesa di alti piumini candidi che poi- man mano che trascorre il solstizio- appassiranno. Se l'apparizione dei candidi ombrelli dell'erba Girardina è per noi il segnale dei primi caldi quella degli “asparagi” delle nostre prealpi è invece il culmine di questa fase solstiziale. Asparagi nostrani, come ci insegnò a suo tempo il nostro vicino di collina (o meglio, di montagna) Franco, detto in paese “Politica” perché apparteneva anche lui a quel “movimento” che dagli Anni '60 aveva cambiato il nostro modo di vedere la natura insieme a tutto il resto. Ai primi sentori di primavera Franco, mite e colto, eremita in un casotto quasi al limite dei castagni ma socievole quant'altri mai, percorreva la stradetta bianca che lo riportava dalle parche spese nel negozio della frazione fino alla sua dimora di pietra e di legno sotto la montagna. Raccoglieva qualcosa nell'ultima curva sotto di noi, ancora nell'ombra della forra. Si chinava e con il “vernantìn” tagliava educatamente germogli, turioni dell'Aruncus, che avrebbe poi cucinato come si fa in genere proprio con gli asparagi. Li riponeva con cura paterna nel suo sacco lasso, ottocentesco, dove sempre portava con sé qualche libro. Ci raccontava per stupirci (e anche per spaventarci) delle serpi che all'occorrenza metteva a cuocere nella sua pentola di alluminio annerito per una minestra d'altri tempi. Provammo poi anche noi i turioni dell'Aruncus, che confermarono in pieno le aspettative con in più un sapore, un'aura che solo la “magia” naturale sa conferire. Colori e sorprese solstiziali che compensano un po' con la loro apparizione puntuale le incertezze della stagione. Dopo averci promesso con san Barnaba l' inizio di un'estate d'antan, da tempi delle estati “azzorriane” tantom per intenderci, ci ha fatto invece risprofondare da lunedì e martedì in poi in una variabilità e in un'aria greve di “tuffa” accompagnata a tratti da quegli spifferi quasi freddi che da mesi agitano le nostre tende da sole. Dopo una domenica da record del caldo (32,6°, dal 1931 non succedeva) e ancora dominata dall'anticiclone occidentale ma già sostenuto da contributi caldo umidi mediterranei, uno sbuffo umido e fresco da Nord Est ci ha riportato le cappe di calori insani delle estati degli Anni 70/80. Di più ancora, dopo due giorni, martedì' e mercoledì, di temporalini alpini ecco che giovedì i rovesci temporaleschi sono previsti anche in pianura per giovedì. Nelle stesse ore però risaliranno dall'Algeria e poi dal Mar Tirreno e Ligure arie calde africane che ci faranno un'improvvisata nel fine settimana, ostacolata però da una depressione che dall'oltralpe e da Sud Ovest cercherà di farci visita. Insomma, se avevamo sperato che almeno il principio d'estate mettesse la testa a posto dopo una primavera deludente, dovremo ridimensionare le nostre attese. Vedremo da qui al prossimo martedì poco sole, molte foschie e nuvole e qualche acquazzone che potrebbe anche diventare grandinigeno. Temperature massime di nuovo in salita dopo giovedì, in calo dopo domenica con la ripresa dei temporali ad inizio settimana.
romano.fulvio@libero.it

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