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In aria il profumo del seme della terra. Estate finora variabile ma gradevole, senza eccessi.

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Torna un "inverno d'antan". Con le sue grosse nevi prima, poi con i suoi geli artici

È in questa fase di giugno che tra colline prealpine, fondovalle e pianure adiacenti si comincia a provare nelle narici un sentore del tutto particolare. Più di un semplice profumo, un qualcosa di più “fisico”,  che sembra uscire direttamente dalla terra quasi ne fosse uno spermatico effluvio. Un'esperienza a suo modo unica, forse non da tutti percepita o gradita, che dura una settimana o due e che stupisce chi la coglie, come se la natura proprio in occasione del solstizio emanasse nell'aria il profluvio della sua forza vitale, del suo stesso seme, emanata dalle piante, dagli alberi. Eh sì, perché sono prima i sambuchi e poi i castagni a emanare con le loro bianche o bianco-crema fioriture questi sentori da estate di san Giovanni, in cui il bosco, la natura, completano la loro fase primaverile di pubertà per dimostrare alle api, agli insetti così come a noi che tutto è pronto, che la sua fecondità si è ormai realizzata. Le rose hanno terminato la loro prima fioritura e i cinorrodi iniziano a maturare in capo agli steli, le ciliegie non si trovano quasi più da quando la grande distribuzione ha soppiantato il frutto fresco, quello non trattato che dura poche ore intatto e pronto al consumo. Un tempo a san Paôlìn, il 22 giugno, si sentenziava “cirese a quatrìn” per dire che le ciliegie si trovavano a poco prezzo: i rimasugli degli alberi di casa, a volte ancora cospicui ma già insidati dal “giôanìn”, di una stagione ormai alla fine. Le patate sono già da tempo fiorite e promettono quest'anno un buon raccolto, magari nella data da sempre prevista, attorno a Ferragosto. Le verdure dell'orto, salvate dalle lumache ormai sempre più aggressive che aspettano il crepuscolo per rendere iridescenti della loro bava i percorsi. La birra serve a poco, meglio la cenere o meglio ancora un'anatra che se le pappi ecologicamente, senza usare le varie “lumachine”. Sempre più invadenti -mai visto prima!- mangiano anche i piantini di pomodoro e nel bosco sono (queste ultime nere e più lunghe) sempre più numerose a contendersi con i caprioli i funghi estivi che hanno fatto qualche rapida, sfuggente comparsa. Insomma, tutto è al suo culmine ed anche il tempo sembra di continuo voler “tenere la dritta” della stagione scansando turbative poco gradite a chi vuol coltivare qualcosa o semplicemente vivere la sua estate all'aria aperta. Un'aria che quest'anno -occorre dirlo- non ha ancora preso quegli abbrivi al calor bianco che negli ultimi due decenni (pensiamo al dopo san Giovanni del giugno 2019!)  ha spesso e volentieri imboccato senza tener conto della nostra possibile sopportazione. Questi ultimi giorni sono da manuale di estate gradevole. A parte la breve sfuriata di domenica pomeriggio (da un po' di anni consueta verso il solstizio) sono le arie oceaniche che in questo san Giovanni ci salvano dagli afrori dei caldi africani che stanno soffocando il Centro-Sud. Questa gradevole variabilità, purché non grandini- durerà ancora con qualche temporale fino a giovedì. Dopo di che i “modelli” su cui ci basiamo per queste previsioni si dividono in due. Da una parte chi prevede un'accentuazione delle incursioni perturbate già da venerdì e poi a seguire anche sabato e domenica. Dall'altra chi al contrario parla di bel tempo e di una rimonta termica (non eccessiva, fino a 30-31 gradi) nel fine settimana. Ma su una cosa concordano. Che in questo giugno alla fine non ci sarà stato caldo da record. E chi ai record preferisce la norma climatica, questo piace.
romano.fulvio@libero.it

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