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Un'estate dal sapore antico. Dopo l'inizio tranquillo si spera in un luglio coscienzioso

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Torna un "inverno d'antan". Con le sue grosse nevi prima, poi con i suoi geli artici

Non ci possiamo lamentare di questa estate. Non possiamo infatti criticare troppo il tempo che ha fatto finora. La Granda tutta così come Monregalese e Cuneese sono stati in qualche modo protetti rispetto agli eventi estremi, così frequenti ormai in questi anni di riscaldamento. Le temperature di questo giugno sono sì aumentate nelle ultime due settimane ma senza raggiungere il parossismo termico del 2019. Allora le nostre Langhe ribollivano a 40 e più gradi sulle coste assolate dove la Langa Alta del Cebano diventava tra l'aria ondeggiante per il calore e il colore blu profondo della lavanda più Provenza che Piemonte e persino la ginestra sembrava patire l'aridità. Il calore c'è stato e c'è ancora anche quest'anno, ma sempre temperato in qualche modo dalle correnti atlantiche che a tratti rinfrescano. Lo si sente soprattutto quando ci addentriamo in qualche valle, specie quelle più ombreggiate dalle coste vicine delle Alpi, come la val Pesio, che riservano straordinarie fioriture di e profumi di erbe che insieme alle frescure garantite dai 5-6 gradi in meno che non in pianura rallegrano e ci fanno respirare senza remore. La maggiore frescura rispetto al 2019 si è sentita -come logico- soprattutto in campagna, lontano dalle città. Nei centri cementati e asfaltati sono state le minime alte a riscaldare di più alla fine le medie termometriche. Facendo una media complessiva di fine mese si può dire che mentre nelle case isolate oppure nei piccoli centri di campagna di pianura le minime notturne sono state in genere attorno ai 15-16 gradi, nei centri abitati di Cuneo piuttosto che di Mondovì si sono raggiunte invece temperature minime medie di 18-19 gradi. Un inizio quindi che a più riprese ci ha fatto ricordare le estati di vent'anni fa (almeno, le migliori di quel periodo) in cui la presenza dell'Africano (l'anticiclone marocchino apportatore del caldo sahariano) o non c'era del tutto o avveniva per brevi puntate subito rintuzzate da quell'altro anticiclone allora ben più familiare. Quello atlantico delle Azzorre, atteso davanti alla tv in bianconero dalla bocca del colonnello Bernacca come promessa di un'altra tranquilla e beata stagione al mare o in montagna. Caldo sì con massime che stentavano però a superare i 30° ma senza quei nubifragi, quei “downburst” e quelle grandini che invece hanno colpito giovedì' scorso il Canavese. La Granda è stata protetta, gli eventi temporaleschi al di sotto del Po sono stati meno frequenti e più docili che in altri anni e non fosse stato per quelle gelate di aprile e quei freschi ed umori di maggio dovremmo parlare di due stagioni finora esemplari. Tanto più che dopo san Giovanni e dopo san Pietro e Paolo la svolta è ormai definitiva e le prospettive che ci indicano i modelli sono confortanti. I temporali anche montani sono in questi giorni in esaurimento e il centro perturbato che dal golfo di Biscaglia ha portato piogge e burrasche specie sul Piemonte settentrionale tra mercoledì e giovedì, spostandosi verso Est e il centro Europa provocherà venti secchi di Foehn che avranno il merito di ripulire il cielo dalle foschie che a tratti penetravano da Ovest. Soltanto per domenica gli attuali calcoli prevedono un flusso perturbato che penetrerà dalle Alpi e da Sud Ovest per portare qualche temporale anche in pianura. Ma subito dopo sarà l'estate di luglio a trionfare. Quella che a pieno titolo è da sempre la più bella estate piena che quest'anno ci promette all'inizio della prossima settimana sì un aumento delle massime, ma senza sfracelli. Saranno 30-31-32 gradi ma con cielo sereno e forse un'umidità contenuta.
romano.fulvio@libero.it

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