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In attesa delle “piôvere 'd la Madona la natura inizia a dare i suoi frutti.

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Torna un "inverno d'antan". Con le sue grosse nevi prima, poi con i suoi geli artici

Bisognerà forse aspettare l'inizio o poco più della prossima settimana per assistere all'inizio della fine del lungo periodo di siccità che ha caratterizzato non soltanto l'estate ma finora tutto il 2021. È da settimane e mesi che il Basso Piemonte e la Granda in particolare non osservano più piogge consistenti ma soltanto temporali locali (a giugno e luglio) sovente degenerati in locali nubifragi. La carenza d'acqua rischia ormai di segnare un triste record dell'aridità. Il Cuneese e il Monregalese hanno ricevuto finora la metà della pioggia attesa mentre la zona dell'Alta valle Tanaro è l'unica descritta nella mappa della siccità elaborata dal CNR come colorata in rosso, segno della massima indigenza di acqua. Su nell'Alta val Tanaro dove si forma il Tanarello le precipitazioni sono state finora soltanto un terzo di quelle attese e sui Ponti di Nava pare di esser su una sassosa spiaggia del Ponente. Carenza di piogge che sorprende se pensiamo alla quantità enorme e record che poco più di un anno fa, tra il due e il tre ottobre, si riversò su quelle rive di Ormea e sulla disastrata val Roya. Lunedì' mattina una leccatina umida ha sfiorato valli e pianure tra Marittime e Liguri ma l'anticiclone rifattosi subito padrone ha imposto ancora la sua propensione a farsi interprete di quelle estati settembrine che, tradizionali e fresche un tempo, sono diventate da molti anni ormai delle “ottobrine” estive che soltanto a fine mese cedono lo scettro all'autunno. Dopo le nuvole tra mercoledì' e giovedì, con qualche episodio isolato che interesserà specie le Alpi e i fondovalle, l'anticiclone ribadirà che l'estate non è finita: ripresa del sole tra venerdì e domenica e temperature che risalgono dopo i flussi dei giorni precedenti, più umidi e freschi, provenienti da Nord Est. Insomma, pioverà sul Meridione ma qui da noi dovremo pazientare ancora. Forse le tradizionali “piôvere” della Madonna tarderanno un po' iniziando a raffrescarci d'acqua dalla prossima setimana. È al speranza di tutti. Mai come quest'anno, nemmeno nel 2017 o tra i due anni aridi del 2006/2007, avevamo visto gli arbusti della forsizia appassire con le foglie lasse verso terra. Mai vista una terra così asciutta e dura che tuttavia ha avuto il pregio di conservarci e maturare per benino le nostre patate “Monna Lisa”, mai come quest'anno numerose e belle, gustose e intatte. I fichi si sono giovati di queste arsure africane e, piccoli con qualche eccezione che rispetta la tradizione dei nostri bianchi gustosi di miele, hanno riempito un bel cestino come da tempo non ci succedeva. Le noci sono buone e cerchiamo di sottrarle almeno in parte  alla voracità degli scoiattoli rossi nostrani, riapparsi quest'anno a scapito di quelli neri americani. Il tasso, nostro ospite fisso, si è ben divertito a spargere il letame avanzato, pronto ad una puntuale concimazione autunnale, mentre i caprioli cui l'accesso è vietato passeggiano a gruppi di tre-quattro tranquilli e ormai tanto famigliari da osservarci da vicino senza timore. Filippa, la gatta nera dei nostri vicini “sottani” continua a far finta di non udire i nostri amichevoli richiami e sgaiattola via senza fretta mentre l'azzeruolo colora di rosso il prato di frutti maturi. La “Neretta di Cuneo” si è ormai tinta di nero con il sole caldo e solo le mele Calville hanno patito così come , ci dicono gli esperti, le castagne. Di cui già si lamenta precocemente lo scarso raccolto.
romano.fulvio@libero,it

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