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Equinozio senza tempesta. Anzi, riprende il caldo africano.

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Torna un "inverno d'antan". Con le sue grosse nevi prima, poi con i suoi geli artici

Nelle ultime 24 ore a Mondovì finalmente un temporale ha portato a terra un 24-25 millimetri d'acqua (è il caso di dire: benedetta...). Il totale complessivo del mese è così arrivato -insieme ad un altro precedente evento- a 52-53 millimetri. Pochi, dopo un'estate e soprattutto una primavera così aride, tanto da portare il totale “annuo” attuale a soli 377 millimetri. Dovrebbe essere il doppio. Certo, le risorse della natura se non infinite, sono molte e ce ne accorgevamo domenica passando sui ponti della Fondovalle dopo aver scorto compiaciuti che di acqua nel Tanaro comunque ce n'era e neanche poca. Grazie all'ultima neve fusa e a questi due temporali settembrini oltre che alle scariche di pioggia e grandine che hanno accompagnato le giornate alpinistiche dei gitanti su quell'acrocoro tra Piemonte Liguria e Francia che è il Saccarello, alla sommità della valle e di quel “nì 'd aigura” che sono le coste brigasche. La natura si difende come può dalla siccità e, anche se ai Ponti di Nava il Tanarello che si fa Tanaro appare secco e privo della minima goccia, in realtà l'acqua scorre sotto il letto come ci informano gli amici della Vineria, per ricomparire poco più avanti come un rigagnolo. La perturbazione sedutasi sui Pirenei ha alimentato questa variabilità che nelle ultime ore ha interessato anche la zona più siccitosa del Piemonte, la nostra Granda, con piovaschi, temporali e grandinate sulle Alpi con molti nuvoloni neri collocatisi in modo quasi stabile tra Bisalta e Mongioie. Ma già da oggi, mercoledì 22 giorno dell'equinozio d'autunno, ecco il ritorno dell'alta pressione che si inoltra sull'Europa centrale e fino al Mediterraneo. Con la conseguenza, ormai risaputa, che torna a prevalere il sereno e riprendono a salire quelle temperature che soltanto tre-quattro giorni fa sembravano in  grado di dare un colpo decisivo do svolta verso l'autunno. È naturale che si aspettassero quelle piogge lente, decise ma tranquille che potrebbero dare un po' di linfa a castagneti che tutti ci dicono essere colmi di castagne magre, anche se bisognerà aspettare che calino per parlarne con cognizione. Due temporalini hanno chiuso però il discorso e mentre in altri anni con l'equinozio già i sacchi si riempivano sulle colline dei castagneti, quest'anno nel nostro bosco abbiamo scorto ieri una decina di ricci minimi, verdi e vuoti più una sola raminga castagnetta, però tonda e tosta, di cui qualche bestiola aveva smangiucchiato soltanto la buccia. Sulle Langhe poi i temporali si sono squagliati lasciando le uve ad aspettare qualche lavacro benefico prima della vendemmia ormai in atto. Si aspettavano le piogge ed invece ritornano anticiclone e caldo, senza piogge. Questo almeno ci dicono – dopo qualche giornata di incertezza- oggi i modelli matematici che descrivono cieli sereni e caldi fuori stagione almeno fino al 5 ottobre. Sarà proprio la bassa pressione sui Pirenei a fare da “navigatore” -ancora e per l'ennesima volta- all'Africano nella sua rotta verso l'Italia e anzitutto il nostro Nord Ovest che ospita la Granda. Il fine settimana sarà quindi di nuovo caldo e solo qualche modello prefigura la ripresa di un po' di variabilità per le ore successive. Continueremo a bagnare indefessi rose, ortensie e quant'altro a manetta perché ce lo chiedono con gli occhi. Con il timore recondito che prima o poi arrivi quella temuta “tempesta equinoziale” , magari in ritardo, ma sempre tempesta.
romano.fulvio@libero.it 

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