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La prima neve bassa fin sugli altipiani segnala l'avvio invernale.

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La cupola anticiclonica di santa Lucia sta per finire e dovremo in queste feste di Natale e di fine Anno riabituarci ad una variabilità che, a quanto appare oggi dai modelli matematici, sembrerà più di tipo autunnale o tardo-autunnale che non propriamente invernale. Cosa è successo e cosa succederà? È dall'11 dicembre che l'anticiclone europeo occidentale ha riportato sulla Granda quel tipo di clima che abbiamo conosciuto a ripetizione- con qualche variante- alla fine degli Anni '80 e poi di nuovo a tratti dal 2014 in poi. Negli scorsi giorni (l'ultimo è stato ieri, 20 dicembre) abbiamo osservato temperature massime abnormi (15/16 gradi), da record storico o quasi. Ma questi primati stagionali sono avvenuti sulle zone alte della provincia, sugli altipiani di Cuneo e su Mondovì Piazza piuttosto che non sull'altipiano o a Farigliano o nelle valli basse delle Langhe. Faceva più caldo in montagna che non nelle basse umide, il cielo era serenissimo fuori dalle bambagie grigie dell'inquinamento di pianura e di bassa collina (quest'ultimo dovuto anche agli abbruciamenti “selvaggi”). Le minime a loro volta erano più elevate in quota che non sulle piane. Sono tornate le inversioni termiche provocate dall'anticiclone invernale, quel fenomeno da noi sempre evidente, per cui l'alta pressione “pesa” sugli strati atmosferici tanto da bloccare a metà strada l'aria calda che tende a salire e comprimere così a sua volta gli umori freddi che nella notte invadono gli strati a contatto con il terreno. Si blocca la circolazione verticale dell'aria e chi si trova al di sotto di una certa quota (per il Cuneese-Monregalese variabile tra i 200 e i 450 metri) non sembra vero che poco sopra, nemmeno in montagna, anche solo a Piazza ci siano tot gradi in più che non al Ferrone. Bene, da oggi martedì 21 la musica cambia. Intanto avremo una giornata e mezza sotto l'influsso delle correnti balcaniche irrigidite dal ghiaccio polare che hanno invaso il Sud Italia e che da noi arrivano ben spuntate dagli acuti del gelo. Nuvole basse sulle piane ma una fase che dura solo fino a mercoledì notte/giovedì mattina quando ritorna l'Atlantico. Arriva da Sud Ovest dopo essersi riscaldato sulle acque del Mediterraneo e dall'inverno passeremo all'autunno perché saranno prima piogge sparse sulle Alpi e fino a quote alte perché nel frattempo lo zero termico (calato martedì/mercoledì) sarà risalito a 2000 metri e oltre. Così la sperata “neve di Natale” che riconcilia per una notte con le avversità interiori, sociali e “storiche”, sarà soltanto una pioggia che a carattere sparso e debole darà alla giornata dell'apertura dei regali natalizi quel carattere da ottobre inoltrato/novembre che all'Immacolata non ci saremmo di certo aspettato. Il maltempo dovrebbe intensificarsi domenica e qui, grazie ad un brusco ridimensionamento delle temperature in quota, ecco che potrebbe nevicare anche con una ventina-trentina di centimetri al di sopra dei 1200/1400 metri. Comunque, fino a lunedì-martedì ancora disturbi piovosi con fiocchi in quota, forse sole da giovedì 30. Chi ride, chi piange per la neve o la pioggia. Noi sorrideremo un po' perché questi tepori autunnali accompagnati dalle piogge tiepide sgeleranno quelle due o tre curve che ci renderebbero ostiche con il ghiaccio formatasi di recarci con comodo nel nostro “buen retiro” collinare. Un respiro di bagno naturale che rischiava di mancarci troppo. Romano.fulvio@libero.it

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