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Dopo un novembre di piogge  e neve non ci sarà la “Bibiana” del 2020, ma solo freddo. IL METEO (E LE TRADIZIONI) DI FULVIO ROMANO

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Dopo un novembre di piogge  e neve non ci sarà la “Bibiana” del 2020, ma solo freddo. IL METEO (E LE TRADIZIONI) DI FULVIO ROMANO

Non so se sia un'abitudine da “anziani” (l'UE vorrebbe chiamarci “adulti in età matura” ma preferiamo le vecchie abitudini) il fatto è che ogni anno tentiamo di fare confronti con quelli precedenti. Non con tutto quello che è avvenuto in ogni singolo anno, ma almeno differenze o particolarità che riguardino il “tempo”. Il tempo che fa, che ha fatto, intendiamoci, non pensavamo a chissà quali approfondimenti filosofici. Anzi, ci succede ogni mese, alla sua fine, di  cercare di riandare con la memoria a com'era stato il novembre del 2020, ed ancora quello del 2019  e così via. È esperienza comune, credo, che ad ognuno capiti  di verificare la propria dimenticanza, la propria sbadataggine, la mancanza cioè di una memoria solida a meno di eventi disastrosi o personali tali da bloccare il corso scorrevole della memoria su di un evento, come fa la ruota della macchina quando si ferma contro il marciapiede. Ed è un periodo questo che di eventi traumatici collettivi ce ne sono stati parecchi, dal febbraio del 2020 fino ad oggi quasi ininterrotti. Tant'è, limitandoci al tempo che ha fatto osserviamo che questo novembre  è stato assai meno gradevole di quello dello scorso anno (quasi due gradi di media in meno rispetto ad allora, ma quello del 2020 fu un novembre record) e meno gradevole anche di quello del 2015 che nella classifica storica viene subito dopo il 2020. Insomma è stato un mese nemmeno caldo come nel 2018 ma superiore sia al 2019 che al 2017. Un mese un po' al di sotto della media termica degli ultimi cinque anni. Sulla prima neve poi i confronti sono ancora più attuali. Non possiamo lamentarci delle prime nevicate che hanno imbiancato sopra i 1200 metri di quota il nostro arco alpino ma quest'anno non ci sarà forse a tempo breve una fiocca come quella della Santa Bibiana dello scorso anno (anche in pianura) che ribadì antichi detti ed antiche storie. Dopo le nevicate alte di novembre (con una puntatina fino ai 600 metri subito rintuzzata) dicembre inizia al secco. Almeno per Piemonte e Granda, perché il maltempo infierirà a più riprese un po' in tutta Italia. La depressione che è scesa direttamente dall'Artico per portare l'inverno nel nostro Paese è stata divisa e bloccata sul Nord Ovest dalle Alpi, il classico “baluardo alpino di ottocentesca memoria. Anzi, sono stati i venti di Foehn a vivacizzare la nostra atmosfera, libera da nubi fino a martedì grazie ai rèfoli che pur scaldandosi nella loro discesa da creste alpine e colli non sono risultati “caldi” ma anch'essi freddi molto meno però delle zone alpine di provenienza, ampiamente al di sotto degli zero gradi. Da mercoledì sera e fino a giovedì una nuova saccatura polare investirà l'arco alpino  ma interesserà soprattutto il settentrione della nostra regione e la Vallée con qualche richiamo marino perturbato possibile sulle creste delle Marittime e Liguri ma soprattutto verso l'Appennino alessandrino, specie giovedì. Intanto le minime saranno sotto i -2° nelle minime e tendenti a raggiungere i 10° nelle massime grazie al soleggiamento di metà settimana. Da venerdì in poi continuerà la tendenza di correnti perturbate che investono l'arco alpino settentrionale da NO con sferzate di vento freddo e ampie aperture di sole. Una situazione che dovrebbe proseguire almeno fino all'Immacolata.

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