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L'altalena di gennaio: “africano”, poi freddo. Ma sempre al sole e senza neve.

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Per Capodanno “il passato non dimentica” e il nostro meteo “fa ginnastica”.

La storia dei gennaio secchi e “caldi” si ripete. Prepariamoci infatti ad un altro fine settimana con sole e temperature massime sopra i 10 gradi, ma che arriveranno fino anche a 15° sugli altipiani, con 10 gradi fino ai 1000 metri di quota e lo zero termico risalito nei pomeriggi oltre i 3000 metri di quota. Insomma, la fase di gelo provocata dalla prevalenza dei venti da Nord Est che -facendo seguito al Capodanno “africano”- fino a giovedì hanno calmierato i valori termici del nostro angolo nord occidentale è finita. Senza neve alcuna, c'è da sottolineare, perché le ondulazioni perturbate nord atlantiche hanno “saltato” ancora una volta la Granda andando a scaricarsi invece sulla Romagna piuttosto che sull'Appennino centrale mentre anche il Friuli veniva imbiancato grazie ai flussi freddi penetrati dalla porta di Bora. Succede infatti che -dopo una settimana e più di prevalenza di flussi freschi da Nord Est che hanno mantenuto le temperature ben sotto lo zero nelle minime contraendo le massime nonostante il sole e il cielo sereno, da giovedì cominceranno a fluire sulla Granda contributi più temperati provenienti dall'Atlantico.  È una fase di espansione verso Ovest dell'anticiclone atlantico delle Azzorre che, come già nel 2021, torna a  far capolino a tratti in concorrenza con il cugino marocchino che ci siamo abituati ormai a chiamare “l'Africano”. La storia si ripete, dicevamo. Sono nella memoria di tutti noi i più recenti (ed anche -per i più âgés- quelli meno recenti) gennaio caldi che hanno cominciato a presentarsi sempre più sovente dalla fine degli Anni '80 del secolo scorso fino ad oggi. Dobbiamo ricordare anzitutto il gennaio del 2020, appena due anni fa, con le sue medie termiche tra i 5,5° e i 6,8°, a seconda se in campagna “umida” o in città-altipiano (o “piazza” nel caso di Mondovì): qualcosa come  2,5 o 3,5 gradi sopra la media di riferimento statistico, quella dei gennaio del trentennio dal 1981 al 2010. Oppure quello del 2007 che, a seconda delle zone della provincia, fu addirittura più caldo di quest'ultimo del 2020, mentre a ruota segue il gennaio del 2018. Questi sono anni record, ma se andiamo a vedere la statistica termica dei gennaio degli ultimi dieci anni ci accorgeremo che rispetto al trentennio di riferimento (1981-2010) è aumentata a sua volta di ben 1,6 gradi. Una crescita enorme, che non promette bene per l'andamento dei prossimi anni. Potremmo consolarci con il rilevare che non sono diminuite -in media- le precipitazioni dell'ultimo decennio in paragone al trentennio precedente, ma questa è appunto una “media” e succede, come sta succedendo, che magari un gennaio piova e nevichi nella norma (come nel 2021) e in un altro -come l'attuale- di neve e pioggia manco l'ombra. Comunque, osservando le previsioni dei modelli che ci presentano oggi un mese che fino almeno al 24 (dati ultimi della tendenza meteo) non vedrà una goccia o un fiocco, ma soltanto sole pieno fino al prossimo martedì con le massime che risaliranno nel fine settimana, noi non ci dispereremo. Perché ci è stato dolce in questo primo mese del 2022 salire comodamente verso il nostro “buen retiro” collinare per raccogliere quelle mele “buràs” che avevamo lasciato ancora sui rami in attesa che un po' di gelo le rendesse accomodate e pronte ad essere gustate cotte, senza ombra di zucchero. Perché sono zuccherate per proprio conto e senza quell'asprigno -a volte disturbante- delle renette.
romano.fulvio@libero.it

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