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Un caldo primaverile con tre lune di anticipo. Ancora sole fino a febbraio, con più freddo

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Per Capodanno “il passato non dimentica” e il nostro meteo “fa ginnastica”.

Ci verrebbe da ricordare osservando le alte temperature di questi giorni -in particolare quelle di lunedì 18 gennaio- che “Pitost ch'a fassa bel a sant'Antoni dal pôrsél a l'é mej ch'a lô fassa a sant' Ansél”. Il detto del nostro folklore meteo ci insegna alcune cose. Anzitutto che il 17 gennaio -sant'Antonio abate, quello del maialino al guinzaglio- era ed è da sempre considerato da un lato il giorno più freddo dell'anno, dall'altro la fine ed anche il “clou” del periodo iniziato a santa Bibiana, il 2 dicembre. Bibiana era il “giorno di marca” del tempo che avrebbe fatto nelle successive sei settimane, fino appunto a sant' Antonio, bello o brutto, a seconda del meteo del 2 dicembre. Questo almeno per la cabala contadina che si aggrappava a ciò che poteva per dare un senso alla caoticità del tempo che fa e che farà. C'erano di mezzo i cicli della Luna che scandivano le settimane e soprattutto la “quarantina”/”quarantena”, cioè quel periodo di una lunazione e mezza che la tradizione antica considerava lo spazio temporale “giusto” perché il tempo cambiasse o la malattia si risolvesse così come gli infortuni di varia natura. La Luna, la silenziosa protagonista luminosa degli spazi scuri della nostra vita e mente, accorreva allora in aiuto nello spiegarci ciò che appariva misterioso se non del tutto inspiegabile. Ma torniamo a sant'Antonio. Era il giorno più freddo e anche dei più perturbati, con fiocchi gelidi che precedevano quelli degli altri due santi “negôssiant 'd la fioca” e cioè san Bastiàn e sant'Agnès (20 e 21 gennaio). Strano, anomalo quindi che potesse far bello (e magari anche caldo) in quel giorno da tregenda. E probabilmente qualche volta succedeva anche allora. Qualche volta però, raramente, non come avviene in questi nostri tempi di riscaldamento un anno sì e un altro no. Un'eccezione quindi, tanto temuta da suggerire quel detto secondo cui “piuttosto che faccia bello a sant'Antonio è meglio che lo faccia a sant'Anselmo, il 21 aprile. Il 21 aprile: non è un caso dettato soltanto dalla necessità della rima. Il 21 aprile è una delle ultime date possibili della Pasqua, considerata la “vera” fine dell'inverno. Una data di svolta veritiera verso la bella stagione e che pertanto necessita del bel tempo e del caldo. Un “bel tempo” necessario, al tempo giusto, quando il generale inverno deve lasciare campo alla leggiadra primavera.  E invece a noi sta succedendo che con tre lune di anticipo (quella di lunedì era la prima Luna piena del 2022) abbiamo temperature da seconda metà di aprile. Valori termici prossimi a quelli che dovremmo leggere sui termometri proprio attorno a quel 21 aprile della tradizione meteo-folklorica delle nostre campagne e delle nostre valli. Da Natale non piove più, le montagne vivono ancora sulle nevi di novembre e sulla fiocca dell'Immacolata. Fin qui il mese di gennaio ha riservato alla montagna monregalese soltanto una manciata o poco più di notti con temperature gelide, sotto lo zero, quelle che preservano la neve o permettono di “spararne” di nuova. Abbiamo al momento temperature medie di gennaio che superano di più di 3 gradi le medie termiche osservate negli ultimi 140 anni. Il “Riscaldamento” è qui ormai, non c'è bisogno di aspettare per allarmarsi. Tanto più che sarà ancora sole, sole e manco una goccia di pioggia o un fiocco di neve fino a  febbraio. Continua l'anticiclone anche se riprenderà un po' di freddo da Nord e da Est.
romano.fulvio@libero.it 
 

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