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La nebbia si aggiunge alla siccità e al freddo. Fine settimana con Foehn e niente neve.

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Per Capodanno “il passato non dimentica” e il nostro meteo “fa ginnastica”.

Il risveglio sotto la nebbia di martedì mattina è stato forse una sorpresa per chi, trovandosi a circa 500 metri o poco più sul livello del mare, pensava di essere estraneo a quel fenomeno così tipico della bassa padana. Sorpresa quindi, soprattutto perché negli ultimi trent'anni si sono fatti sempre più radi questi fenomeni che negli anni '60-'90 del secolo scorso erano senz'altro più frequenti nelle pianure verso Torino ma anche -a volte- sugli altipiani di Cuneo e di Mondovì (soprattutto nella bella “isola” di Piazza, così dimenticata dagli uomini ma non dal clima). Erano gli anni '60 dell'industrialismo selvaggio e le zaffate di zolfo nelle narici quando si scendeva dal treno a Porta Nuova ne erano il marchio tangibile. Tanto più patito da chi era solito assaporare “a piene nari” sui nostri altipiani il profumo di erbe che arrivava da valli e montagne insieme ai rèfoli della mattina. Il miracolo di ritornare ogni sabato alle nostre città “pulite” era confermato dallo spettacolo nitido dell'arco che dal Mongioie alla Bisalta e fino al Monviso si stagliava sporgendoci dal finestrino per imprimerci la conferma del ritorno alla nostra oasi di cieli sereni e aria limpida. Tanto leggera e pura che quasi ci stordiva. Tanto più che non era ancora il periodo dell' agricoltura e degli allevamenti intensivi che oggi ammorbano di puzze il nostro piacere per la natura incontaminata. Oggi parlare di clima coincide con l'affrontare problemi apparentemente soltanto”economici” ma quotidiani. Specie in una zona dedita al mais (divoratore di acqua) ma che da mesi non riceve più l'acqua, regolare e regolata, di un tempo. Insomma nonostante tutto, nonostante il “riscaldamento”, non eravamo abituati ad annate così siccitose, a inverni senza neve e tantomeno alla nebbia. Ma quest'ultima, a parte la carica inquinante che comporta e il cattivo umore che provoca, non è il problema principale. Osserviamo infatti cosa ci dicono i modelli matematici che finora non prevedono ancora pioggia né neve. La nostra fontanella sulla collina, che riceve acqua da una sorgente, è sempre più striminzita e filiforme e temiamo che per la prima volta possa tacere sconfitta dalla siccità. Già l'autorità di bacino del Po ha deciso di aumentare il livello del Lago Maggiore di 25 cm in previsione delle magre estive di pianura, suscitando così proteste da chi il lago la abita. Non ci sembra che qui da noi ci si preoccupi più di tanto di quel che potrebbe succedere in estate. Vedremo. Intanto la nebbia potrebbe ancora offuscarci la giornata di mercoledì, soprattutto sulle Langhe, ancora con temperature sparagnine ben diverse dai tepori di inizio anno. Poi, da giovedì, un fronte da NO porterà nuvole tra Piemonte e Liguria, ma dalle parti di Alessandria con i i cieli che sulla Granda saranno in prevalenza sereni e temperature massime attorno agli 8/9 gradi, valori da stagione “normale”. Passato il fronte perturbato senza conseguenze per noi ma anzi con le pianure finalmente liberate dalle nebbie grazie ai venti di Foehn che hanno accpmpagnato l'onda, le temperature saliranno venerdì fino a 12-13 gradi di massima. Sabato rimonta l'alta pressione con qualche nuvola che durerà sino alla sera e temperature di nuovo attorno ai 2/3° di minima e gli 8/9° di massima.  Domenica la Granda si gioverà di venti meridionali che faranno crescere le temperature fino a 15-16 gradi ma con l'alternarsi di nuvole e squarci di sereno. Ancora notti fredde e massime di 8/9 gradi con nuvole alternate a sereno sia lunedì' che martedì. La pioggia e la neve continuano a mancare.
romano.fulvio@libero.it

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