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La neve alpina di Valentino spezza l'incantesimo della siccità. Per poco, però.

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Per Capodanno “il passato non dimentica” e il nostro meteo “fa ginnastica”.

Non basterà di certo la pseudo nevicata di san Valentino per salvarci da una cattiva siccità. “Pseudo” non in montagna, perché lì -specie su Marittime basse e Liguri- è stata decente. Le stazioni Arpa hanno misurato una quarantina e più di centimetri tra Limone Pancani, Upega-Piaggia e Rifugio Mondovì. Dati analoghi se non superiori al Mondolè. E va bene, abbastanza bene. Perché se non  altro il lungo periodo di astinenza che durava dall'Immacolata per la neve a da Natale per quel po' di pioggia che inumidì la notte santa è stato interrotto. Quasi a ricordare al cielo che deve riprendere a spargere fiocchi sulle nostre montagne. Anche per evitare che a forza di astenersi dal piovere e fioccare finisca per dimenticare come si fa. L'incantesimo che durava da 50 giorni aridi è rotto finalmente, tranne che sulle nostre pianure che di acqua hanno visto soltanto l'ombra: pochi millimetri e stop. Ben diversa la sorte toccata al Ponente ligure, nostro balcone sul mare. Là dove il flusso umido si è spostato e più si è scaricato in 36 ore continuate di pioggia moderata ma sostenuta, le fasce con gli ulivi, i giardini già fioriti, hanno ricevuto più di 40 millimetri d'acqua, che equivalgono a 40 e più litri per ogni metro quadro. Una pioggia ristoratrice per gli ulivi colpiti dalla siccità primaverile ed estiva tanto da non produrre che poco olio nella stagione ormai passata. Tanto più che anche l'entroterra alpino ha ricevuto neve preziosa non solo per loro ma anche per il nostro alto corso del Tanaro, che si è nel frattempo un po' risvegliato dal suo sonno siccitoso. Tutto questo sulle Alpi o sul Ponente, ma è invece la nostra pianura, la sua agricoltura, la sua vegetazione a continuare a patire. La vasta piana e le colline della Granda hanno infatti patito ancora una volta, l'ennesima da un anno a questa parte, quella “ombra pluviometrica” in cui sempre più frequentemente si trova al riparo sì dalle perturbazioni atlantiche ma anche dal ristoro delle loro piogge. Succede ormai che la gran parte di queste ondate umide investano le Alpi o da Nord Ovest o decisamente da Ovest/Sud Ovest per poi scavalcare l'emiciclo alpino e andare a far piovere più in là. Una aridità aggravata dalle alte temperature provocate dai “venti di caduta”, il ben noto Foehn, che si crea a causa di questa compressione contro il versante francese delle nostre Alpi e la successiva discesa dalle creste e dai colli lungo le valli con l'aria che si decomprime riscaldandosi di un grado ogni cento metri di dislivello. Un evento che si ripeterà in questa settimana, ad indicare che l'incantesimo della siccità non si è spezzato e che febbraio intende continuare il trend di gennaio. Infatti, dopo la ripresa del sereno di martedì e il nuovo rannuvolamento di mercoledì un nuovo fronte nord atlantico investe le Alpi settentrionali scivolando però verso Est a causa della protezione che l'anticiclone europeo offre (non richiesto) alla Granda e al Piemonte. Saranno allora ancora le folate di Foehn a riscaldare l'aria giovedì con valori massimi che potranno arrivare anche a 19/20 gradi mentre venerdì, pur ancora con sole e qualche nuvola, le massime si calmeranno un po'. A seguire, un fine settimana al sole e un inizio della prossima di nuovo con temperature primaverili. Osservando la tendenza meteo da qui a fine febbraio si potrà notare allora che quella di san Valentino è stata molto probabilmente l'unica acqua e neve possibile. Spereremo quindi in marzo.
romano.fulvio@libero.it

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