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L'inverno primaverile ci saluterà nel weekend forse con un po' di pioggia e neve.

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Per Capodanno “il passato non dimentica” e il nostro meteo “fa ginnastica”.

E così la neve di san Valentino è riuscita ad imbiancare per la seconda volta nella stagione il nostro giardino. Era già successo all'Immacolata, prima nevicata in pianura oltre che in collina, quando ci siamo chiesti se quei fiocchi sarebbero stati il preannuncio di un'altra invernata tradizionale, come quella che l'aveva preceduta. Non è stato così, ora possiamo dirlo. A quel primo scenario bianco non ne è seguito fino a san Valentino nessun altro, anzi. Un velo di umido a Natale e poi, da san Silvestro in avanti una quasi primavera tra pochi bassi e molti alti. Lo strato gelato che ogni anno prima aspettiamo per quel tanto di bambino che rimane in ognuno di noi e poi invece speriamo che sciolga al più presto per permetterci il tempo in giardino si è sciolto lentamente a dicembre e poi  d'un botto dopo il 14 febbraio. Funziona ancora -abbiamo pensato- il detto popolare per cui “A san Valentìn la prima a l'è daôsìn”. Infatti è sì nevicato in quel giorno incantato ma già l'indomani le massime a 23 gradi fondevano la nevetta più esposta al sole. Che è poi  sparita del tutto il giovedì con i termometri schizzati fino a 24 gradi un po' in tutta la nostra provincia esposta da un lato al ritorno anticiclonico subtropicale e dall'altro ai rèfoli del Foehn, il nostro “scirocco delle Alpi”.  Quante comparsate abbiamo avuto in questi primi dui mesi del 2022 del “vento di caduta” il latino Favonio, per i Romani il vento di ponente così chiamato perché “fa crescere” (favere), smuove le gemme, anticipa la rinascita della vegetazione e anche se effimero ci dà quel primo sentore di primavera e quel caldo che da sempre risvegliano la natura. Anche da noi nella Granda il Favonio è vento di ponente. Lo è stato lunedì quando è arrivato impetuoso da Ovest scavalcando le Alpi per poi riscaldarsi nella caduta giù per le valli fino a riportare le massime a 17/18 gradi. Un segnale preciso, forse definitivo per la nostra collina. La Mirabelle de Nancy che già lunedì 7 febbraio aveva mostrato il primo fiore ora dopo il caldo seguito a Valentino è esplosa come raramente abbiamo osservato negli ultimi 30 anni. Un solo precedente ricordiamo con altrettanta vivezza: nell'inverno 1989/1990 avvenne più o meno la stessa congiuntura meteo-climatica. Un inverno-non/inverno, un lungo tentativo di anticipare al massimo la primavera. Fioriture tra gennaio e febbraio, circa sei (6) millimetri di pioggia nei tre mesi canonici di dicembre/gennaio/febbraio. Proprio come in questa stagione 2021/2022 in cui non siamo finora arrivati a dieci millimetri. Infatti non cambierà molto la situazione il maltempo previsto dai modelli prima per venerdì sera-notte e poi nella serata-nottata di sabato. Certo, arrivaerà una nuova perturbazione fredda da Nord Ovest che investe leAlpi e che questa volta riesce a penetrare fino alla fascia meridionale della provincia, tra le basse Marittime e le Liguri. Cuneo e Mondovì potrebbero allora ricevere prima qualche millimetro di acqua e poi, specie nelle due notti di venerdì e sabato qualche fiocco di neve. Un saluto dell'inverno che se ne va prima ancora di essere arrivato? Vedremo. Intanto da domenica/lunedì riprenderà il dominio anticiclonico.
romano.fulvio@libero.it

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