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Con i venti di guerra si fatica a parlare di primavera. Marzo come un febbraio?

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Per Capodanno “il passato non dimentica” e il nostro meteo “fa ginnastica”.

Se la neve di san Valentino aveva bloccato la prima fioritura della Mirabelle de Nancy (che usiamo come testimonial dell'andamento dei fruttiferi) il caldo che ne è poi seguito ha fatto letteralmente esplodere in cascate di fiori bianchi quello che è l'albero più primaticcio della collina. Una testimone battuta a dire il vero soltanto da un mandorlo che di recente qualcuno ha collocato su un versante sud, in pieno mezzogiorno, di una costa assolata vicina e che da qualche anno anticipa di qualche giorno la nostra campionessa primaverile. I giorni di Foehn e di anticiclone che hanno preceduto il rush freddo finale di febbraio hanno anche offerto una opportuna scena naturale ai fringuelli, alle cinciarelle ed ai merli che si sono impadroniti dei cespugli e delle pianticelle che circondano la corte. Il risveglio con il sole che sorge sempre più in anticipo è così accompagnato da un concerto fatto di acuti e di rigoglii che durano tutta la giornata fino al tramonto serale, prolungato ormai (dopo san Valentino) di più di mezzora ora che il disco solare ha superato la punta della Reino Jano dove la regina Giovanna aveva scelto la sua magione. Ci si aggrappa, in questi eventi di guerra così drammatici, all'eternità del tempo (“Impara ragazzo, il tempo non passa, il tempo è. Siamo noi che passiamo” ) inteso come “krònos” ma anche come “meteo” per superare l'angoscia di accorgerci che nulla dopo 70 anni è cambiato nella ferocia e nella debolezza umana. La “volontà di potenza”, la prepotenza radicale che nasce da una personalità disturbata, da una ipertrofia dell'Io oltre che da una dittatura che pretende di ridurre la  storia europea a una propaganda dozzinale a proprio uso e consumo funzionano ancora. Lo spettacolo della natura di cui sopra, che abbiamo sì presentato in modo idilliaco ma sincero, ci conforta in questi momenti di annuncio primaverile, pur se avvengono dopo mesi di siccità a sua volta feroce e dominante. La natura non è né buona né cattiva e anche i disastri che provoca, come le alluvioni, le siccità e quant'altro non sarebbero tali se l'uomo li avesse previsti, evitati o governati. Oggi i lamenti per una siccità che da mesi se non da anni suscita angosce si sono fatti assillanti ed incessanti. Sarebbe quindi ora di porre mano ai rimedi visto che ormai anche l'esperienza quotidiana conferma i pericoli che la scienza ha da tempo individuato. Tanto più che di acqua dal cielo al momento non se ne prevede. Marzo è iniziato, freddo e perturbato come fosse un febbraio. Gelo da Nord e dai Balcani flussi umidi che martedì hanno abortito l'ennesima attesa di neve: qualche fiocco sparso in aria e -subito dopo- un rinnovato sole. Replica di attese non soddisfatte saranno le vicende di venerdì e di sabato: il primo con qualche goccia fantasma, il secondo con qualcosetta in più (e fiocchi sopra i 500 metri, forse) ma lontano dal soddisfare anche solo in parte il deficit finora accumulato. Domenica minime gelide mentre lunedì e martedì altre gocce piovane a ingannarci con uno stillicidio che non ci compenserà mai della siccità patita.
romano.fulvio@libero.it

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