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Tra geli dell'Est nevi marzoline e siccità, una primavera in affanno

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Per Capodanno “il passato non dimentica” e il nostro meteo “fa ginnastica”.

C'era da aspettarselo che marzo facesse febbraio. Ma non il febbraio caldo che abbiamo da poco archiviato ma quelli dei gelidi Anni '80 del secolo scorso. Anche i detti del tempo che fu non ci lasciavano troppe speranze. Avevamo un bel pensare che ad un certo punto il meteo avrebbe messo giudizio. Ci eravamo illusi nel nostro subconscio che alla fine all'Atlantico si sarebbero aperte le porte della nostra provincia così finora evitata dalle piogge e dalle nevi. Il quadro idilliaco che si presentava insistente alla nostra voglia di primavera “vera” era quello dell'arrivo delle arie tiepide ed umide da Ovest che avrebbero messo fine a questa lunga siccità che (togliendo i 2-3 millimetri comparsi di quando in quando a bagnare la polvere) dura ormai da 90 giorni, tre mesi buoni buoni. Così, tra piogge dolci, temperature tiepide e spazi di sereno e sole ad illuminare le nevi tornate sulle nostre Marittime avremmo potuto gustare appieno quei preziosi giorni di primavera che di anno in anno aspettiamo con una accresciuta ansia. Avremmo potuto, e invece ovunque questo marzo ci tradisce con temperature che vanno dai 2,5/3 gradi di media in meno rispetto a quelli dello scorso febbraio e che salgono a -6/-7 nelle zone di alta collina. Di sole finora ne abbiamo visto poco, su 15 giornate nemmeno cinque hanno avuto una piena luce, ma soltanto un pomeriggio o una mattina e basta. E poi, ecco la bastonata del gelo russo che attraverso i Balcani è arrivato fino a noi ad attaccare con minime sotto lo zero i fiori dei frutteti, ormai tutti sbocciati dopo il secondo febbraio più caldo della nostra recente storia meteo. La neve, penetrata nel nostro bacino da una ondata atlantica  che domenica aveva sconvolto l'Herault,  ha di nuovo imbiancato il giardino già tutto infiocchettato dai fiori dei “bastoni di san Giuseppe” e della Mirabelle. Cinque centimetri (ma venti e più alle quote di 2000) sono poi durati lo spazio di una giornata perché i primi soffi che arrivavano dal mare, sciroccosi sul Tirreno e tiepidi da noi,  hanno squagliato come da tradizione la neve marzolina “che dura dalla sera alla mattina”. Arie da “marìn” che prendono la Granda di striscio, fin sulle Langhe Alte esposte ai venti di mare. Ma bastevoli per interrompere per un po' di giorni, da mercoledì a venerdì il gelido assedio dell'orso russo e darci un po' di respiro. Una pausa anticiclonica che ci darà temperature massime di nuovo sopra i 10 gradi e minime che continuano ad aumentare dopo lo sbuffo nevoso di lunedì mattina. Da venerdì però riprendono i flussi da Est, freddi e ventosi ma con disturbi che non intaccheranno affatto la cifra siccitosa dell'inverno e-per il momento- anche della primavera. Qualche goccia e qualche fiocco in quota alpina nella notte tra venerdì e sabato sarà possibile ma domenica soprattutto tornerà il freddo da Est a raggelare la nostra voglia di ore e giornate all' aria aperta e non basterà quindi san Giuseppe (sabato) a riportarci insieme alla Milano Sanremo anche quella “marenda ant el fasoulet” con cui la tradizione contadina celebrava l'inizio dei prati verdi, dei pascoli e delle “marende” in campagna. La siccità si fa drammatica se osserviamo le previsioni dei modelli che ci parlano di un marzo che proseguirà con una ripresa del termometro e di cieli sereni o quasi. Senza nemmeno una pioggia qualsiasi in vista.
Romano.fulvio@libero.it

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