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Anche se poca la pioggia sarà la benvenuta. Non così il freddo di domenica.

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Per Capodanno “il passato non dimentica” e il nostro meteo “fa ginnastica”.

non nell'ormai lontano 1990 (e anche nel 1989) di assistere ad un gennaio e ad un febbraio così assolati, a tratti addirittura caldi (una dozzina e più di eventi di Foehn) e, come ben sappiamo, ad un'aridità così continuativa da durare dall'8 dicembre sino a fine marzo. È successo così che, abituati come ormai eravamo al predominio di anticicloni più o meno africani abbiamo rischiato di non ricordarci più dell'esistenza dell'Atlantico e delle sue umidità, né tantomeno del Nord Est freddo e arcigno, sempre pronto a rimbiancare di neve il nostro frigorifero alpino. A parte gli aspetti più pratici, economici, di questa emergenza ( la campagna assetata, le semine nella polvere, le fonti seccate, i fiumi come il Tanaro ridotti a rigagnoli, l'agricoltura in ginocchio) ci sono quelli esistenziali, forse meno urgenti e pericolosi dei primi ma a ben vedere non meno inquietanti. Lo pensavamo l'altro giorno quando sulla collina un venticello da Sud ci riempiva la gola e riscaldava il viso come fossimo al mare. La primavera è fatta anche di umori che rendono più verde il prato, di acquette  notturne e piccoli temporali che fanno crescere una miriade di erbette, di fiori, di specie diverse e in genere poco conosciute che costituiscono un erbario di cui ogni anno ci stupiamo di scoprire nuovi esemplari, un divertimento che ci offrono soltanto alcune primavere, quelle assolate ma anche generosamente umide di linfa. Quest'anno con la mancanza di acqua piovana soltanto il tarassaco si è imposto insieme all'erba cipollina. Fino ad una settimana fa, perché oggi abbiamo scoperto le prime foglioline di aglio ursino là sotto al piccolo lauro e vicino al ciliegio di Bigarreaux ormai in fiore. Con questa premessa non ci lamenteremo più di tanto se tra mercoledì e venerdì la prima offensiva atlantica che è riuscita a formare un centro depressionario sul mar Ligure avrà portato soltanto pochi millimetri sul nostro giardino e su quello che sarà il nostro orto. Non saranno forse nemmeno raggiunti in totale i 15-20 millimetri ma era questa l'acquetta che aspettavamo per ridare alla nostra campagna la sua livrea, il suo scenario primaverile. Tanto più che sarà forse proprio tra sabato e domenica che scenderà sul nostro catino alpino il massimo della prima perturbazione primaverile. Lo farà anche con qualche tuono e piccolo temporale tra la val Tanaro e le Langhe mentre le temperature crolleranno poi di colpo per l'arrivo di aria russa (ancora)
che interagendo con gli strati umidi provenienti dal mare provocherà qualche nevicata più sostenuta anche a quote basse.  Così, mentre i ciliegi fioriscono, e quelli selvatici trapuntano ormai di bianco le scure colline, il nostro vetusto albero sopporterà una nuova piccola nevicata che dovrebbe imbiancare fino ai 700-600 metri di quota ridando anche a questo inizio di aprile quella effimera veste invernale che è nella tradizione più consolidata. Insomma anche quest'anno raccoglieremo forse poche ciliegie, rimpiangendo la ricca stagione del 2015, la più copiosa da trent'anni a questa parte. Ma saremo lo stesso contenti se questa acquetta e persino questa neve dei primi giorni di aprile saranno la prova che la circolazione dell'aria è ormai cambiata e che l'Atlantico si è finalmente riaperto le porte per bagnare la nostra provincia. Certo, per compensare quattro mesi di siccità ce ne vorrà ancora di pioggia, ma la poca nel frattempo arrivata sarà la benvenuta.
Romano.fulvio@libero.it

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