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Dopo “La fiòca del Vrajô” aprile sembra promettere poche piogge

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Per Capodanno “il passato non dimentica” e il nostro meteo “fa ginnastica”.

Come sa d'antico l'aria di queste prime giornate di aprile. Avevamo già intonato nell'ultima settimana di un marzo fino ad allora arcigno i primi interiori “canti” di primavera quand'ecco che l'antico si è rifatto vivo, come non fossero mai passati questi ultimi faticosi anni. Da sempre la cultura popolare ci mette sull'avviso quando finisce marzo e lumeggiano i primi di aprile. Primo di aprile: gli scherzi. Quelli che quest'anno nessuno ha più fatto o citato, occupati come eravamo in questioni ben più serie e che con gli  scherzi poco hanno a che fare. Bene, ci hanno pensato il meteo, il clima di questa strana annata, a riproporci gli scherzi. Gli scherzi del tempo (in realtà tali solo per noi, perché la natura ha altre esigenze dalle nostre) fanno sì che sul far della primavera una gomitata invernale ci faccia rannicchiare su noi stessi per il dolore del freddo ritrovato o ci risveglia dall'aver dimenticato che anche sul finir d'inverno la neve può rifarsi viva. I geli dei primi d'aprile: ne abbiamo parlato e riparlato in questi anni di riscaldamento climatico non così potente dal cancellare queste fasi che sempre minacciamo la “prima estate”. “A l'è la fiòca del Vrajô” si recitava nelle valli monregalesi quando la coltre bianca di aprile copriva le prime erbe ed i primi fiori nelle vallate. Il “Vrajô, chiamato in Piemonte anche “Veraire” o “Vlaru” a Saluzzo e, appunto, “ Vrajo” oppure “Vervejo” a Mondovì, è il botanico “Veratrum”, pianta montana velenosa spesso confusa (con esiti fatali) con la genziana gialla che fiorisce proprio tra fine marzo ed inizio aprile nei pascoli e anche nelle piane umide dei fontanili. Così “la neve del Veratrum” ha coperto ancora una volta le ormai nude coste delle nostre Alpi spogliate dall'anticipo di primavera, salvo poi lasciare di nuovo spazio (come avverrà in questa settimana) ad una ripresa graduale del bel tempo intervallato a nuvole di origine atlantica e, a quanto al momento sembra, senza ulteriori precipitazioni. Un po' di pioggia c'è stata, ma molto meno di quanto ci si poteva aspettare. Venti millimetri d'acqua al Rifugio Mondovì, che corrispondono poi ad un 20/30 centimetri di neve fresca e valori analoghi nelle piane sotto l'Alpe così come nei fondovalle. Dopo quattro mesi di siccità quasi assoluta si poteva sperare in qualcosa di più, ma guai a lamentarsi in questi tempi di magra. Mancano alla' appello qualcosa come un 200 e più millimetri per quanto riguarda le precipitazioni invernali e almeno altri 300 per ciò che concerne l'ultimo anno meteo. Sarà difficile se non impossibile recuperare il maltolto in questo mese di aprile che già si presenta ai nostri infaticabili calcolatori che ci preparano le previsioni come meno piovoso di quel che dovrebbe. Nei prossimi giorni avremo qualche flusso più temperato e qualche nuvola che arriva da Sud Ovest o da Ovest ad allentare le temperature fresche con massime in crescita. Saliranno poi ancora tra giovedì e venerdì grazie a correnti ventose da Ovest che produrranno rèfoli di Foehn e valori termici sopra i 20 gradi. Sabato più nuvolo con possibili gocce e spruzzi in montagna, domenica al sole ma con spifferi freddi da Nord . Poi, nella prossima settimana, inizio con sole e massime tra i 16 e i 19 gradi fino a martedì.
Romano.fiuvlio@libero.it
 

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