MENU

Aprile ha bisogno di acqua. La speranza di una spruzzata pasquale.

CONDIVI QUESTA NOTIZIA:
Per Capodanno “il passato non dimentica” e il nostro meteo “fa ginnastica”.

Aprile è da sempre un mese difficile, perché non sai bene quel che vorrà fare. Se marzo è pazzerello e maggio “'l pì bel meis 'd l'ani” aprile sta invece nel mezzo. Può essere un fantastico centro di primavera (raramente) ma anche, sovente, piovoso oppure ancora freddo, o addirittura a tratti gelido. Per queste indecisioni meteorologiche un detto occitano suggeriva che “L'arbou pì furb l'è quel que làiso fiourii i àoutri  denàn 'd la mità d'abrìl”. L'albero più furbo è quello che lascia fiorire gli altri prima della metà di aprile, perché i fiori prima di questa data mezzana rischiano seriamente di gelare. Ne sappiamo qualcosa noi che viviamo in questo angolino subalpino nord occidentale, da sempre sospeso tra le mitezze del ponente ligure e le severità improvvise del Nord o della montagna alpina. Come infatti avvenuto non più tardi dello scorso anno con quella bordata gelida dell'8 aprile ripetuta poi a metà mese con neve bassa. Insomma, è un mese molto alterno climaticamente parlando, tanto che un altro detto popolare concludeva sconsolato che “Qui l'a vist tre bei meis d'avrìl ai rincrès nen 'd meuri”. E infatti, anche non tenendo conto della montanara convinzione che “I an soun tres an fraire” ( gli anni sono tre a tre fratelli e cioè uguali) sfido chiunque ad elencare tre aprile vissuti come mesi “belli-belli”. Saggezza per saggezza, meglio allora non vederli questi tre mesi in fila dal bel clima, tanto belli da non farci rimpiangere di morire. Preferiamo, quando siamo nel nostro angolo fatato di fiori spontanei e di altri che a fatica riusciamo a far vivere sulla collina prealpina, preferiamo allora ringraziare di essere vivi tanto da poter meravigliarci ancora dopo tanti anni al vedere il prato giallo di tarassaco oppure al sentire per la prima volta il “coucou” cantare il suo sincopato richiamo. Il coucou è tornato e tanto basta per rassicurarci sull'imporsi della primavera in tutta la sua magia. Riscoprire ad una ad una le piante semplici, quelle in genere trascurate qui da noi tanto da insultarle come “erbacce”, ed assistere alla loro ripresa anche dopo tanta siccità è un piacere vitale. Tanto più quest'anno, dopo quattro e più mesi di assenza di piogge e di caldi fuori luogo che hanno provocato una risposta delle erbe “ad assetto variabile”. Qualcuna sembra essersene giovata altre all'opposto ne hanno patito. Anche se una cosa è certa, che adesso deve, deve e poi deve ancora piovere. Ed è qui che dopo tante speranze iniziano i dolori. Facciamo il caso dell'imminente Pasqua. È da una settimana e più che passiamo da speranze quasi certe di pioggia ad altri momenti di sconforto perché quello stesso modello matematico che fino a poche ore prima garantiva la tendenza ad una bella risolutiva bagnata tale da rifocillare i campi polverosi poi d'improvviso cambia opinione e mostra sole, ancora sole e sempre secco. Con qualche speranza. Si profila infatti tra questo mercoledì e venerdì la risalita dal Mediterraneo di aria calda e umida provocata da un nucleo depressionario africano che garantirà temperature in risalita e veli alti di nubi deboli. Un rapido e breve cambio avverrà però tra sabato sera e domenica mattina con la comparsa da Est di un affondo freddo che dovrebbe portare qualche piovasco temporalesco proprio sui contrafforti nostri alpini, prealpi e fondovalle compresi. Un evento rapido che potrebbe regalare 7-8 millimetri di acqua. “Mej che niente”. Dopo di che già dalla tarda mattinata di Pasqua e poi per tutta Pasquetta sarà di nuovo sole con qualche velo alto inoffensivo.
Romano.fulvio@libero.it

Ulteriori informazioni sull'edizione cartacea

Edicola digitale

Sfoglia

Abbonati

le più lette

LE ALTRE NOTIZIE

Powered by Gmde srl