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Un po' d'acqua è tornata. Ma orto e giardino ne esigono altra.

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Per Capodanno “il passato non dimentica” e il nostro meteo “fa ginnastica”.

Da settimane aspettavamo la svolta e alla fine sembrerebbe proprio arrivata. Non è stata violenta come qualcuno da qualche tempo gufava. Si temevano infatti da più parti gli scrosci sconsiderati che derivano dai temporali “autorigenerantisi” -popolarmente chiamati “bombe d'acqua”- che in questi tempi di riscaldamento globale sembrano aver sostituito quei gentili temporalini che un tempo ci regalava la primavera così, tanto per far crescere -almeno ci sembrava allora- le prime semine ardimentose che la nostra voglia di primizie dell'orto ci faceva tentare. Invece no, per tre giorni in totale abbiamo assistito ad uno stillicidio tranquillo di gocce minute che hanno però continuato a cadere ininterrottamente per ore e ore tanto da inzuppare alla fine non solo la prima erba degna di questo nome ma anche i primi strati del terreno rendendolo adatto ad accogliere altra acqua più sostanziosa. Il che è poi avvenuto in chiusura di questa prima perturbazione atlantica, la prima a riuscire nel tentativo di penetrare al di qua delle Alpi, fino a a rompere finalmente quella bolla di siccità da cui ci sembrava di non riuscire più ad uscire. Una cinquantina alla fine i millimetri ( e una cinquantina anche i litri d'acqua per ogni metro quadro) che hanno asperso come fossero acque benedette le nostre campagne subalpine, quelle più vicine alle Alpi perché invece man mano che ci addentriamo sulle colline delle Langhe e del Roero le piogge sono rimaste ininfluenti per risolvere le aridità dominanti. L'apporto aumenta man mano che si sale verso le quote alpine e se sono stati una trentina i mm su Cuneo o su Mondovì, salgono a 40 nei fondovalle per poi arrivare ai massimi dell'alta val Pesio e Vermenagna con 70 e più millimetri. Una quarantina sono toccati anche alla nostra campagnetta sulla balza collinare che ci è cara. E sono bastati per ridare altro vigore alle rose che cominciano a sbocciare: tanti i boccioli che si affacciano pronti ad aprirsi e colorare finalmente di arcobaleno uno scenario fin qui impoverito dal secco e dalla polvere. Le spiree cominciano a infiocchettare di bianco le lunghe rame pendule e i biancospini puntualizzano a loro volta di profumi profondi questa fase unica della primavera mentre l'aglio ursino cerca di far alzare i primi steli del fiore e i lillà, i glicini, si intrecciano con le lunarie per tingere di varie tonalità di violetto il piccolo, raccolto scenario del nostro orto “conclusus”. Aspettavamo con ansia un risveglio della nostra fontanetta, della sorgente che raccoglie acque profonde, ma le piogge non sono state tali da cambiare granché l'apporto così vitale per l'orto che vorremmo cominciare ad imbastire, Aspetteremo allora altri aiuti dal cielo. La svolta ormai c'è stata e questo finale di aprile e principio di maggio ci promette altre incursioni atlantiche e altre gocce benefiche. Da mercoledì le temperature risaliranno con il sole prevalente dopo questa incursione dei “Cavalieri del freddo”. San Giorgio e san Marco ancora una volta ci hanno portato un ricordo invernale e forse lo stesso farà, dopo tre giorni di caldo (20-21 gradi di massima) e sereno, il primo di maggio quel “san Filipòt” che portava pioggia e un po' di fresco. Lo farà anche quest'anno con qualche pioggia verso sera e massime in calo per una nuova folata perturbata iniziata da sabato. Faremo allora il tifo per nuove piogge in grado di risvegliare del tutto la nostra “sagna”, la nostra sorgente.
Romano.fulvio@libero.it

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