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Godiamoci maggio dimenticando per un momento l'acqua che manca.

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Per Capodanno “il passato non dimentica” e il nostro meteo “fa ginnastica”.

La stagione, nonostante tutto, avanza. Nonostante le epidemie, nonostante persino la guerra, tutto si risveglia o cerca di farlo secondo copione, con umiltà ma anche con determinazione. Si risvegliano i fiori e le erbe, magari in ritardo rispetto agli ultimi precoci anni perché è vero che c'è stato un inverno tra i più caldi di sempre, ma è altrettanto da considerare che la variabilità è sempre alta qui al di sotto delle Alpi e le arie a tratti fresche che di continuo da due anni a questa parte soffiano su colline e campagne hanno mortificato vegetazioni troppo premature, fioriture troppo azzardate, con le nostre rose che -ad esempio- sono in ritardo di almeno dieci giorni rispetto allo scorso anno. E poi la mancanza o scarsità di acqua, il deficit idrico ha rallentato lo scoppio della primavera agreste e il centellinarsi delle piogge, sempre rare e deboli, se accontenta le esigenze immediate di ristoro delle piante non sappiamo fino a quando basteranno. Da sempre abbiamo letto nelle cronache antiche che bastavano allora i bei temporali estivi per compensare le siccità primaverili magari sommate a quelle invernali. Il cronista medioevale registrava soddisfatto che gli acquazzoni, purché non tempestosi, alleggerivano la mancanza d'acqua permettendo alle colture di essere alla fine sufficienti, allontanando in questo modo le temute carestie, che colpivano a ripetizione anche in Piemonte. Ma quando dopo aver visto le fonti della nostra valletta prealpina prosciugarsi ad una ad una, mentre assistiamo alla resilienza della nostra fonte data dalle carte e dalla tradizione come “perenne” che fatica a portarci ancora un flusso appena sufficiente per gli annaffiatoi, viste le previsioni di piccoli temporali o piovaschi per di più montani anche per i prossimi giorni e fino a metà maggio, allora ci vengono timori forti che finora non avevamo mai provato. I temporali estivi potevano bastare per quella società antica che era parca di acqua, aliena dagli sprechi e soprattutto con una struttura produttiva e civile semplice, per una popolazione ridotta. Gli scrosci previsti per i prossimi giorni non potranno invece di certo essere sufficienti alle esigenze di una civiltà come la nostra, super idrovora e anche sprecona. E così avremo tra mercoledì e giovedì l'aria umida che ci invia la depressione tra Nord Africa e Spagna con il corollario di nuvole specie sull'arco alpino che tendono a calare verso pomeriggio sera sulle piane, con scarsi exploit di piogge o piovaschi: qualche temporale in più sarà possibile giovedì tra la Valle Vermenagna e il Tanaro. Da venerdì correnti e più secche da Nord Ovest cercheranno di ripulire il nostro bacino alpino con però residui rovesci sui rilievi delle Liguri e massime nei centri urbani di 23-24 gradi. Un quadro meteo che continuerà sino all'inizio della prossima settimana con altri possibili eventi perturbati locali. Dopo di che dovrebbe prevalere l'alta pressione con sole caldo e niente pioggia. Meglio allora non farsi prendere dai pensieri cupi e dilettarci invece nell'osservare il prato riempirsi di erbe spontanee di cui ogni anno cerchiamo di rinverdire nella memoria il nome e passeggiare senza meta tra piante e fiori osservando i progressi delle rose che iniziano la fioritura, mentre anche l'erba Luisa è rispuntata per dare sapore alle nostre minestre. romano.fulvio@libero.it

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