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Mondovì, la comunità cinese:«Non c’è motivo di preoccuparsi per nostri cibi e prodotti»

Anche l’Italia in emergenza sanitaria, ma l’allarme (e l’allarmismo) sarebbero, per ora, ingiustificati

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Mondovì, la comunità cinese:«Non c’è motivo di preoccuparsi per nostri cibi e prodotti»

L'hastag divenuto virale sulla rete

MONDOVÌ – «Non c’è alcun motivo perchè si debba temere, vendiamo prodotti comprati in Italia, come tanti altri negozi di Mondovì, anche il settore alimentare non è a rischio perchè anche in quel caso il cibo è acquistato in Italia. In più nessuno di noi è stato in Cina negli ultimi mesi». La piccola comunità cinese a Mondovì (meno di 90 abitanti che incide per circa il 3% sulla popolazione) respinge ogni timore che il pericolo di un contagio del coronavirus, la malattia che sta diventando (anche sui media) un’emergenza globale, legata ai loro comportamenti o alle loro attività. «Un timore che non ha senso anche perchè la maggior parte di noi arriva da zone lontane rispetto a quelle in cui è stato individuato il virus»», dicono, mentre i media di tutto il mondo faticano a trovare un equilibrio tra necessità di informare, fuga dall’allarmismo e dati reali. Che, oggi, sarebbero questi. La Cina ha visto un brusco aumento delle morti per coronavirus: secondo le statistiche ufficiali il numero di decessi è salito da 259 a 305 in poche ore. I casi confermati del virus sono saliti a 14.380, secondo i media statali, con la maggior parte dei nuovi casi nell'Hubei, la provincia cinese centrale dove l'epidemia è scoppiata per la prima volta, a dicembre. Intanto il  coronavirus è stato isolato all'ospedale Spallanzani. Gli italiani (67) bloccati a Wuhan, a causa della quarantena decisa per contenere l'epidemia del nuovo coronavirus, sono stati trasportati in autobus all'aeroporto internazionale della città, in attesa dell'arrivo dell'aereo messo in campo dall'Unità di crisi della Farnesina che provvederà al loro rimpatrio (è partito domenica).

NELLE NOTRE ZONE

Intanto anche Mondovì, Ceva e Vicoforte sono interessate dal rientro di persone dalla Cina. Da Ceva una coppia di turisti, a Mondovì e Vicoforte arriveranno studenti delle scuole superiori che stanno frequentando scuole cinesi secondo il programma di “Intercultura”. Si trovano, però a Yibin, nel Sichuan, ad oltre 1000 km dalla zona in cui è stato accertato il virus. In Italia i casi di malattia restano, per ora, due, localizzati a Roma.

Intanto l’argomento spopola sui social. Il giovane cinese Lou Chengwang ha deciso di lanciare un messaggio di speranza, creando un appello attraverso Twitter. Sul proprio profilo ha pubblicato una foto che lo ritraeva con in mano un foglio con su scritto: Je Ne Suis Pas Un Virus. Il messaggio si è diffuso in pochissimo tempo a macchia d’olio su tutti i social e giornali quotidiani. Divenuto nelle ultime ore una vera e propria campagna di sensibilizzazione, nasce il nuovo #JeNeSuisPasUnVirus.

 

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