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Ca’ del Moro a Mondovicino: Natta spiega le ragioni e la Confcommercio diserta la presentazione

Il numero della 'Famija': «La struttura al Parco sarà gratis, il tendone sarebbe costato 40 mila euro»

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Ca’ del Moro a Mondovicino: Natta spiega le ragioni e la Confcommercio diserta la presentazione

Enrico Natta

MONDOVI’ – Il rumore più assordante l’ha fatta la totale assenza di rappresentanti di rappresentanti della Confcommercio e dell’associazione “La Funicolare” (Breo e Piazza) alla presentazione del “Carlevè 2020”. La ragione: è nota la posizione contraria dell’associazione di categoria rispetto alla scelta della “Famija Monregalesia” di individuare la Ca’ del Moro dell’edizione di quest’anno nei locali dell’ex ristorante del Mondovicino Outlet Village. Una scelta che, secondo i detrattori “allontana” una tradizione della città dal centro storico e dai suoi negozi, bar, punti di incontro. È ovvio che l’assenza di un protagonista come Carlo Comino, numero uno di Confaccommercio di Mondovì e Moro per 10 anni ha pesato non poco.
La notizia l’avevamo anticipata due settimane fa, con grande anticipo, su queste colonne. Allora avevamo cercato il presidente Natta per una replica, ma non era stato possibile ottenere risposta. Ora la reazione si è registrata durante la presentazione in Comune. La riportiamo di seguito, pronunciata durante il suo intervento sull’edizione 2020 del “Carlevè”.
«La Ca’ del Moro? Me la ricordo quando ero bambino: non c’è una Ca’ del Moro a Mondovì da più di vent’anni. Per me la Ca’ del Moro era l’ala mercatale chiusa con i pannelli elettorali, con il tendone, dove si scaldava con il generatore a gasolio. Oggi queste cose non si possono più fare. Abbiamo fatto il tentativo di chiedere di costruire e montare una tensostruttura, ora posso dire che l’avevamo trovata, di tipo circense, bella da vedersi, da mettere in piazzale della Repubblica. Però il solo montaggio di una struttura nuda e cruda piantata sull’asfalto sarebbe costata 28mila euro. Per arredarla, illuminarla, ce ne volevano 40mila e quindi purtroppo noi non possiamo spendere quei soldi. Quindi cosa abbiamo fatto?
Abbiamo chiesto in giro dove la si poteva fare, abbiamo anche avuto soggetti privati, non di Mondovì, che ci hanno proposto di andare da loro però “urè ur Carvè ‘d Mondvì” e non potevamo andare fuori dalla città. Così il sottoscritto ha bussato alla porta del Consorzio di Mondovicino e ha chiesto di poter utilizzare un locale chiuso da anni e che noi abbiamo trasformato in una sorta di Museo del carnevale.
Nelle scorse edizioni avevamo sì la Ca’ del Moro al dancing Christ, ma se voi passavate davanti non c’era neppure l’insegna. Tanto grazie alla famiglia Mondino che ci ha sempre permesso di utilizzare il suo locale, però noi volevamo fortemente un locale nostro, caratteristico, che spero tutti voi verrete a vedere, dove dentro abbiamo fatto una sorta di Museo del carnevale. Ci sono nostre fotografie del passato, ci sono un sacco di gadget che quando entrerete lì dentro direte ‘questo è il carnevale di Mondovì».
g. sca.

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