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«Le scritte antisemite a Mondovì? Si scacciano credendo nell’essere umano»

APPROFONDIMENTO - La maturità di tanti giovani nelle parole riferite ai fatti del 23 gennaio scorso

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«Le scritte antisemite a Mondovì?  Si scacciano credendo nell’essere umano»

Secondo lo strano calendario dell’agenda giornalistica, sono lontani i giorni della scritta antisemita a Mondovì, in via Lidia Rolfi, e della reazione della città con la fiaccolata per le strade del centro. In realtà il fatto è stato così “forte” che la cronaca più lontana dalla nostra zona ci riporta fatti simili (svastiche, scritte varie compaiono in diverse zone d’Italia) e scopriamo anche che i giovani sono ancora oggi molto colpiti dal “Juden Hier” spruzzato con lo spray sulla porta di casa di Aldo Rolfi, figlio della partigiana deportata a Ravensbruck.
Il viaggio nelle reazioni dei più giovani comincia nelle scuole cittadine, incontrati in un dei punti di ritrovo, l’Arteatelier di Sergio Bruno, a Piazza. Sensibilità, solidarietà e umanità, questo sono riusciti a dimostrare tutti i ragazzi e le ragazze che il 27 gennaio, Giorno della Memoria, sono scesi nelle strade di Mondovì per manifestare contro i recenti fatti di matrice neonazista. Cinque rappresentanti di istituto possono rappresentare la marea di studenti che ha seguito da vicino i fatti della notte tra il 23 ed il 24 febbraio.
Sia Marwan Chaibi (4 ABA, Cigna), sia Filippo Garelli e Chiara Cappelletti (4B Scientifico e 4E Linguistico, Vasco - Beccaria - Govone) parlano di grande stupore ed iniziale incredulità, soprattutto poiché Lidia Rolfi non fu deportata perché ebrea, ma perchè partigiana. Raccontano, invece, Martina Boetti (4 RIM, Baruffi) e Gabriel Nebbiai (4A Eno, Giolitti) un profondo senso di vergogna, oltre ad un immancabile senso di dispiacere per Aldo Rolfi, figlio di Lidia.

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