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Mondovì, i genitori scrivono a Mattarella: “La Dad aumenta il divario sociale e penalizza i più fragili”

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Mondovì, i genitori scrivono a Mattarella: “La Dad aumenta il divario sociale e penalizza i più fragili”

Anche a Mondovì sta nascendo un gruppo di genitori intenzionato a far sentire il proprio dissenso a riguardo del protrarsi della Dad, la didattica a distanza. È stata scritta è inviata una lettera al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

“Caro Presidente - si può leggere nella lettera firmata dalla sezione regionale del Comitato Priorità alla Scuola Piemonte -, Ci rivolgiamo a Lei, che ha a cuore il futuro dell’Italia, rappresentato dai nostri giovani. Questi, al di là di formali dichiarazioni, sono spariti da mesi dall’agenda politica. Come genitori, studenti e insegnanti la supplichiamo di vigilare ora più che mai sul rispetto dell’articolo 9 della nostra costituzione. Quale cultura e quale ricerca si possono sviluppare in un paese che sacrifica l’Istruzione dei suoi giovani? Siamo consapevoli della grave situazione epidemiologica che sta attraversando il nostro paese insieme a tutta l’Europa e al mondo intero. La famosa seconda ondata, tuttavia, era attesa da mesi. Non si è colpevolmente investito in medici, insegnanti, tracciamenti, trasporti. Per questo la chiusura delle scuole è ora più inaccettabile che mai. La didattica a distanza non è degna del nome di didattica e molti studi lo stanno dimostrando mettendo in evidenza buchi di apprendimento del 30-50 per cento ed un tasso di abbandono altissimo. Si stima infatti che 34 mila studenti per le sole scuole superiori rischieranno di perdersi lungo quest’anno scolastico. Inoltre, la Dad aumenta il divario sociale, penalizza i più fragili e poveri, non può formare le menti al pensiero critico, ma anzi ne aumenta la dipendenza dalle distrazioni digitali, con danni che peseranno sul futuro dei nostri giovani. La scuola deve venire prima di tutto e non dopo tutto perché rappresenta il nostro migliore investimento. Lo affermano scienziati, pedagogisti e psicologi. Numerosi studi sostengono che il danno creato dalla chiusura delle scuole è ben peggiore del beneficio, anche sul piano del contenimento del virus. Lo dimostra il fatto che, sebbene l’Italia abbia tenuto le scuole chiuse per più tempo, ha comunque avuto un numero di vittime maggiore di altri paesi, nei quali non è stato compromesso in maniera così pesante il diritto all’istruzione. Nonostante quindi non sia evidente il nesso tra apertura delle scuole e aumento dei contagi (tanto è vero che stanno aumentando adesso, a scuole chiuse, così come a fine agosto sempre a scuole chiuse), da marzo un paradigma accompagna le scelte della nostra classe politica: la scuola resta chiusa a prescindere. Non è mai il momento giusto per aprire le scuole. Il tempo passa ed i nostri ragazzi soffrono disagi psicologici che da temporanei e reattivi ad un fenomeno, corrono il rischio di cronicizzarsi e trasformarsi in patologie. Sulle pagine dei giornali e dalle dichiarazioni delle Asl oramai quotidianamente si leggono i dati sull’aumento dei disagi psichici come attacchi di panico, stati di ansia, disturbi dell’umore e dell’alimentazione, atti autolesionisti. Questo elemento non può che essere preso in considerazione dalla comunità tutta! I ragazzi adolescenti delle scuole superiori sono i nostri adulti di domani, saranno i commercianti, gli economisti, gli ingegneri, gli artigiani del nostro futuro prossimo, i medici che ci cureranno. Le scelte politiche di questo Paese su un tema che riguarda il futuro dei giovani, e di tutta la società, non possono essere condizionate dalla paura e dall’inerzia. I lavoratori della scuola devono rivendicare, assieme alla sicurezza, l’essenzialità e insostituibilità del proprio lavoro in presenza in tutti i gradi di scuola. Non si può attendere la fine dell’emergenza per riaprire le scuole, il danno sociale che si profila è troppo elevato. Non ci può essere scuola senza interazione in presenza. La Dad da strumento di emergenza necessario per tamponare nella fase di disorientamento iniziale è diventata modalità ordinaria, giustificando il protrarsi sine die della chiusura delle scuole, in una parabola penosa di continui rinvii. Inoltre, riprendendo le parole di Miozzo, coordinatore del comitato tecnico scientifico, in una crisi come questa appare fondamentale una centralizzazione della materia istruzione per raggiungere obiettivi che diano beneficio all’intera comunità Italia superando il principio di decisionalità territoriale. A livello centrale occorre definire criteri e parametri specifici che tengano conto del rischio epidemiologico, ma anche del tema della salute psicofisica dei nostri ragazzi. Non vanno salvaguardati solo i patrimoni economici, ma anche i patrimoni culturali e sociali della nostra comunità che risiedono nei nostri giovani. Si è già perso troppo tempo e sono già state sprecate troppe occasioni, auspichiamo che si possa porre fine a questa situazione, che è diventata un’emergenza nell’emergenza, immaginando anche soluzioni che possano consentire il recupero dei mesi persi, ridefinendo il calendario scolastico. La ringraziamo per l’attenzione speciale che vorrà dedicare a questo tema, affinché arrivi alle forze politiche tutte, in special modo quelle che ricoprono ruoli di governo, a livello centrale e regionale, il monito per mettere, davvero, e non solo negli annunci, al primo posto l’apertura delle scuole”.

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