MENU

EVENTO

Enaiatollah Akbari a Mondovì: la sua storia raccontata agli studenti dei Licei

CONDIVI QUESTA NOTIZIA:
Enaiatollah Akbari a Mondovì: la sua storia raccontata agli studenti dei Licei

Grande emozione martedì (23 novembre) per gli alunni del Liceo “Vasco-Beccaria-Govone” di Mondovì, i quali hanno avuto la straordinaria possibilità di incontrare Enaiatollah Akbari, rifugiato politico afghano. Enaiat, protagonista del romanzo “Nel mare ci sono i coccodrilli” di Fabio Geda e anche co-autore, insieme allo scrittore torinese, del nuovo “Storia di un figlio: andata e ritorno”, presentato al Cinema Bertola, in un evento riservato alle classi liceali, nel pieno rispetto delle normative anti-Covid.

L’incontro-intervista è stato moderato da Fabio Dutto, bibliotecario della Biblioteca di Chiusa Pesio e promotore dell’iniziativa, accolta con entusiasmo da insegnanti e studenti. Questi ultimi adeguatamente preparati, hanno letto entrambi i romanzi e su questi elaborato domande e riflessioni.

Enaiatollah non ha risparmiato dettagli di vita vera, raccontando senza riserve la propria straordinaria esperienza, giudicata addirittura “fantascientifica” da una certa critica che non osava credere che il viaggio di un bambino di una decina d’anni tra Asia ed Europa, in fuga dall’Afghanistan, potesse essere stato costellato da tante disavventure, drammi, morti. Eppure è così: oggi Enaiatollah è vivo, è un cittadino italiano oltre che un rifugiato politico, e un po’ per caso un po’ per fortuna è riuscito a realizzare il proprio sogno: quello di una vita migliore, lontano dalle persecuzioni, dalla fame, dall’assenza di diritti e libertà elementari, dalla morte.

“Sono divenuto più consapevole, nel corso degli anni – dice Enaiat, con il suo sorriso e la sua voce calma e disarmante – dell’importanza di andare in giro per raccontare la mia storia in pubblico, perché è una storia di speranza. È la storia di uno, che nonostante mille traversie, alla fine ce l’ha fatta e può spiegare agli altri cosa voglia dire scappare dalle persecuzioni del regime talebano e dalla povertà, lasciando alle spalle la propria famiglia”.

In una delle domande gli si chiede cosa direbbe a un razzista: “Non ho mai reagito con odio alle parole o agli sguardi di disprezzo che mi sono stati rivolti. Io credo che un razzista perda la straordinaria occasione di confrontarsi e conoscere una parte di mondo”.

E in conclusione, rivolgendosi ai ragazzi: “Voi siete molto fortunati, è giusto che ve ne rendiate conto, non avete mai subito una carestia o una guerra e questo, per molti vostri coetanei, non è così scontato”.

Ulteriori informazioni sull'edizione cartacea

Edicola digitale

Sfoglia

Abbonati

le più lette

LE ALTRE NOTIZIE

Powered by Gmde srl