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INTERVISTA - Crollo ponte Morandi, la Procura chiude l'inchiesta con 69 indagati. Il pm Cozzi a Montaldo all'avvio delle indagini (2018): «Non bisogna fare le cose in fretta, ma bene»

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Un’indagine "monstre" per il crollo del ponte di Genova: oltre 200 testimoni, migliaia di intercettazioni delle quali 480 accolte dal giudice, 60 terabyte di materiale sequestrato da computer e telefonini, quasi 2 mila pagine complessive di accuse, che vanno dal disastro e omicidio colposo all’attentato alla sicurezza dei trasporti alla rimozione dolosa di cautele contro infortuni sul lavoro. Da ultimo, anche l’omicidio stradale. Il coordinamento è del procuratore genovese Francesco Cozzi, scontata la richiesta di rinvio a giudizio, forse entro luglio. A Genova la procura ha formalmente chiuso le indagini che coinvolgono anche le due società, entrambe del gruppo Benetton: Autostrade per l’Italia (Aspi) e Spea, cioè il concessionario che aveva in gestione il viadotto e la controllata alla quale era affidato il monitoraggio sulla struttura.

Due anni e mezzo d’indagini: 69 indagati, oltre 200 testimoni, quasi 2 mila pagine di accuse C’è anche l’omicidio stradale. I periti del pm: «Ignorati i segnali d’allarme». Il procuratore: «Non abbiamo perso un solo giorno». 

Nel settembre 2018 incontrammo Cozzi a Montaldo Mondovì, dove trascorre, da anni, il suo Ferragosto. L’indagine, allora, era all’inizio e disse che l’importante non era fare le cose in fretta, ma bene, per rispetto delle 43 vittime, delle loro famiglie e dei tanti feriti, compresa la città di Genova.

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