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75° ANNIVERSARIO

Festa della Repubblica: le difficoltà della democrazia liberale

INTERVENTO del professor Stefano Sicardi, già ordinario di Diritto Costituzionale

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Festa della Repubblica: le difficoltà della democrazia liberale

La nostra terza pagina sul numero in edicola questa settimana in cui cade il 75° della Festa della Repubblica

“Lo Stato è fragile, la democrazia è malata”. L’ha detto senza fronzoli Enrico Letta, segretario nazionale del Pd, in un’intervista a “L’Espresso”. Alla vigilia del 2 giugno, la giornata celebrativa istituita per ricordare la nascita della Repubblica Italiana. La considerazione è “pesante” perché a pochi giorni dopo la data del referendum istituzionale del 1946, uno dei simboli patri nazionale. Gli italiani furono chiamati alle urne per decidere quale forma di stato (monarchia o repubblica) dare al paese. Letta dice che la democrazia ha una malattia tutta politica e tutta italiana che si è aggravata in questi anni: disaffezione democratica, vuoto di rappresentanza “condito” da governi deboli, maggioranze improvvisate, trasformismo, cambi di casacca, parlamentari scelti dall'alto. Così sono necessarie le supplenze dei tecnici e dell'unità nazionale.

Abbiamo chiesto un intervento in merito al professor Stefano Sicardi, monregalese, 70 anni. E' stato, tra i tanti incarichi di prestigio, ordinario di Diritto Costituzionale presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Torino, vicepreside della stessa Facoltà e presidente del corso di Laurea in Scienze Giuridiche di Cuneo dalla sua fondazione.

«La letteratura sulla crisi delle democrazie contemporanee è in continua crescita, così come i dibattiti e le polemiche su questo tema. E l’approssimarsi della festa della nostra Repubblica sollecita in proposito qualche sinteticissima riflessione.

Se è vero che da sempre, quando si tratta della democrazia, le voci critiche non hanno mai taciuto (non solo quelle dei suoi nemici ma anche di quei molti suoi sostenitori che però la ritenevano incompiuta, imperfetta, solo formale, ecc.) da un paio di decenni il panorama si è aggravato. Le democrazie liberali, tra le quali vi è anche la nostra, si sono trovate a dover far fronte a dure e nuove sfide. Ne ricordo qualcuna: la difficoltà per i governi democratici, specie europei, di poter incidere sugli andamenti globali dell’economia e di reggere la concorrenza dei paesi emergenti; la conseguente difficoltà di finanziare politiche sociali; l’irrompere di un pluralismo ben diverso da quello delle società europee, nel confronto tra nuove genti, culture e religioni; il trasformarsi dei sistemi politici, un tempo strutturati in partiti stabili che si disponevano su di un asse destra-sinistra, in costellazioni di movimenti molto più effimeri, “liquidi”, ed espressione di molteplici, trasversali e non facilmente organizzabili richieste; e, da ultimo, le anche oggettive difficoltà di fronteggiare la pandemia. Tutto ciò ha pure condotto a reazioni di rigetto, a risposte che cercano la soluzione nello Stato forte, nella chiusura verso gli stranieri, nei messaggi identitari, nell’appello al popolo prima che nell’equilibrio dei poteri dello Stato.

Le democrazie, per funzionare, si sono sempre sorrette sulla competizione politica, anche molto accesa; ma se le distanze tra i contendenti si allargano troppo, se si smarrisce tra gli avversari politici un sostrato comune, gli equilibri liberal democratici entrano in crisi e se ciò accadesse ci accorgeremmo troppo tardi di quanto tutti abbiamo perduto.

SUPERARE LA MALATTIA

Per superare la loro “malattia” le democrazie sono chiamate a riconquistare una capacità di rappresentanza, di efficienza, di equità e di moralizzazione indispensabile per poter tenere insieme il pluralismo sociale e le libertà di ognuno di noi.

E questo vale anche per la democrazia italiana, che, pur tra tanti problemi e difetti, non solo ha resistito per più di un settantennio, ma ha anche trasformato positivamente il nostro Paese, costituendo una casa comune in cui convivere in libertà, come mai prima era avvenuto.

Da noi, in particolare, è molto forte il problema della “moralità pubblica”. Ricordiamoci però che esso non può essere tenuto separato da quello della moralità di ognuno di noi. Non deve mai dimenticarsi che i comportamenti distorsivi dei politici e degli amministratori sono strettamente collegati al generale modo di comportarsi di una data società.

FESTA DELLA REPUBBLICA: OCCASIONE PER RIFLETTERE

La festa della Repubblica può costituire un’occasione per riflettere sui nostri problemi e cercare soluzioni. Ma non abbandonandosi a slogan – incoraggiati da un uso sconsiderato dei social -, a parole d’ordine ad affetto, a ricette propagandistiche. Questo vale per la legge elettorale come per il miglioramento delle procedure di decisione e di spesa, per le riforme della giustizia come per le libertà dei singoli e dei gruppi sociali.

Potrà sembrare un discorso semplicistico, ma non credo che lo sia. Le riforme durature ed efficaci non marciano sulle ali delle improvvisazioni e delle polemiche ma sullo studio approfondito delle questioni e sulle gambe di chi le persegue con senso di lungimiranza e responsabilità».

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