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Sede fittizia in Portogallo per non pagare le tasse: nei guai commercialista monregalese. Guardia di Finanza sequestra beni per 32 milioni a società

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Sede fittizia in Portogallo per non pagare le tasse: nei guai commercialista di Mondovì. Guardia di Finanza sequestra beni per 32 milioni a società

23/03/2023 - 14:42

Le indagini sono partite dal Torinese, ma di mezzo c'è un commercialista monregalese finito sotto indagine dalla Procura di Bari e Torino. Nelle ultime ore, i Finanzieri del Comando Provinciale pugliese  hanno dato esecuzione al decreto di sequestro preventivo di beni per un valore complessivo di circa 32 milioni di euro, nei confronti di una società portoghese, operante nella gestione di un servizio a pagamento per la pubblicazione di annunci su un noto portale web, amministrata nelle province di Torino e Cuneo, nonché dei suoi 22 soci. I 32 milioni sono ritenuti il profitto del reato di omessa dichiarazione commesso nella forma associativa.

PERQUISIZIONI A MONDOVì

La società aveva sede a Madeira, in Portogallo, ma solo in maniera fittizia per eludere la tassazione. In realtà, era amministrata dal commercialista di Mondovì. L’attività investigativa nasce da approfondimenti antiriciclaggio. Nell'abitazione dell'uomo sono stati trovati numerosi file audio con le registrazioni effettuate dall’amministratore, sui suoi telefoni cellulari, delle riunioni con i soci, con i consulenti che lo avrebbero affiancato nell’attività, ma anche acquisiti elementi indiziari per smascherare gli espedienti utilizzati per non pagare le tasse, attraverso l’utilizzo dello schermo di strutture societarie estere.

Il decreto costituisce l’epilogo di una verifica fiscale e delle indagini di polizia giudiziaria delegate alla Guardia di Finanza di Bari, inizialmente dalla Procura della Repubblica barese. Il fascicolo è stato successivamente trasmesso per competenza territoriale alla Procura di Torino.

I soci erano, per la quasi totalità, residenti in Italia, le strategie decisionali sarebbero promanate da Torino e le attività economiche sarebbero state rivolte, principalmente, al mercato nazionale. Il decreto di sequestro preventivo - emesso dal G.I.P. del Tribunale di Torino, su richiesta della Procura della Repubblica - costituisce l’epilogo di una verifica fiscale e delle correlate indagini di polizia giudiziaria delegate al Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Bari inizialmente dalla Procura della Repubblica barese. 

IL MECCANISMO

Il meccanismo utilizzato era il seguente: gli utili conseguiti dalla società di Madeira sarebbero confluiti inizialmente in una controllante, con sede a Cipro, che li avrebbe successivamente distribuiti a entità giuridiche del Regno Unito, riconducibili agli odierni indagati, i quali, a questo punto, avrebbero potuto decidere se tenerli “parcheggiati” all’estero, effettuare investimenti nei predetti Paesi o far rientrare parte delle somme in Italia, mediante l’inclusione del relativo importo nel quadro RW del modello dichiarativo presentato ai fini delle imposte dirette. 

Pertanto - secondo l’impostazione accusatoria della Procura della Repubblica di Torino - la società portoghese avrebbe omesso la presentazione delle prescritte dichiarazioni fiscali e posto così in essere una presunta, sistematica evasione delle imposte dovute in Italia. Da qui il sequestro dei beni.

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