Guido "Talu" Costamagna
15/08/2025 - 19:09
di Gianni Scarpace
Talu era tante cose. La sua mancanza, oltre al profondo senso di tristezza, crea subito un vuoto. Capita, di norma, di avvertire tutto questo per le persone che valgono. Chi è nato e cresciuto nel quartiere Altipiano lo ricorda anche come Guido Costamagna, ma nel mondo della musica, degli audio e luci di grande qualità è “Talu”, soprannome rubato ad uno zio. È stato cuoco, gestore di locali, soprattutto musicista, cantante e percussionista dei suoi “Loscomobile”, in seguito ha creato il “Big Talu Music Service” apprezzato in tutta Italia, il “live” audio e luci per artisti di caratura nazionale ed internazionale. Per me è il Talu degli incontri nel quartiere in cui siamo nati, è il Talu del sistema audio consegnato sempre gratis, per anni, alla Solidarmarc di “Provincia granda”: «Basta che te lo vieni a prendere a casa» e poi scrollava la testa quando non capivo bene come collegare i cavi. Peggio quando dovevo “fare i cavi”, cioè arrotolarli per riporli senza sciuparli: un insulto dietro l’altro. Peggio dei battibecchi proverbiali e pieni d’amore con Mari, moglie perfetta per un artista come Talu.

È il Talu della discoteca cebana "Papillon", quello dei Doi pass nelle prime edizioni, inventati con l’ex assessore Bruno Cavallo. Questo è l’esempio del “motore Talu”. È anche grazie a lui che i live sono diventati una caratteristica di Mondovì già 30 anni fa. So che ancora oggi è stato sprone per chi promuove musica e spettacoli in città. È il Talu che mi telefona per capire “l’andazzo della città” e della politica nostrana, partendo con la frase “Senti, tu che sai sempre tutto”, ed io: “Magari”. È il Talu che parte da zero, portando sulle spalle casse enormi per i primi service, poi con i carrelli, i furgoncini, fino ad oggi con tir e camion e voli che viaggiano in Italia ed in Europa aiutato da una squadra di collaboratori che non riescono a parlare, ora, per il dolore sincero. È il Talu - imprenditore chiamato al bancone audio da fior di professionisti che “quando arriva Talu siamo a posto, sappiamo che tutto funzionerà”. Non sono esagerazioni. Talu si prendeva così: poteva essere burbero e l’uomo più dolce del mondo che ti fissava, anche sfidandoti, con gli occhi chiari e severi, ma che poi si aprivano in un fanciullesco sorriso contagioso. È il Talu con il male alle ginocchia per la vita faticosa, ma che non avrebbe cambiato con nulla al mondo. È il Talu delle grandi bevute con gli amici e le feste generose che non finivano mai, mai. Aveva una personalità forte, e come tutti i "coriacei dal cuore tenero" era facile da rispettare e facile volergli bene.
A Mondovì ci sono alcuni “numeri uno” nelle loro professioni. Lui era uno di questi e la città dovrà in qualche modo pensare di ricordarlo a dovere, di rendergli omaggio: è un invito e una richiesta. Non è solo una questione di professionalità, perché la musica è tutto: passione, divertimento, fonte di dolore e di pura felicità, di armonia con il mondo o di scontro. In una parola: è universale. Nei nostri discorsi sulla musica questo ci dicevamo, anche quando non eravamo d’accordo su artisti e generi. La musica ha questo potere: si parla tutti con lo stesso linguaggio, quello dell’amore verso quest’arte così sublime da non essere, alla fine, catalogabile. E per Talu la musica è stata vita. È stata anche il suo contrario, perché la fatica di chi si occupa di musica (non solo di chi la suona) porta a esistenze sregolate, orari impossibili, impegni quasi sovrumani, magari smaltiti con una o due ore di sonno consumati dove si può, in luoghi spesso improbabili.
Dov’è ora forse sta cercando di “fare i suoni” con lo stesso orecchio attento, allenato, esperto. Suoni che potrà sentire solo lui, ma lo immaginiamo: severo e allo stesso tempo “umile senza esagerare, perché ognuno ha il proprio suono che io devo tirar fuori” diceva. Prodigo di consigli, quelli anche scomodi, ma preziosi, perché sinceri. Ha creato il “Big Talu Music Service”: proseguirà, grazie a tecnici diventati esperti perchè al suo fianco. Questa era la sua preoccupazione negli ultimi anni e, con il solito Negroni con cui mi faceva ubriacare ad ogni apertura dei “Doi pass per Mondvì” (30 anni fa come oggi), diceva: “Sono sereno, ho sistemato le cose in modo che possano lavorare senza di me”. Oggi il suono della musica, a Mondovì e in tanti altri posti, ha perso il suo papà. Io ho perso anche un amico.
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