15/01/2026 - 13:05
La convocazione in caserma era avvenuta con la motivazione formale di semplici “accertamenti amministrativi”. In realtà, i militari volevano verificare le condizioni di una donna di giovane età, residente in una zona del Langa monregalese, della quale i familiari — dal Sud Italia — non riuscivano ad avere notizie da settimane.
Alla convocazione si era presentata accompagnata dal marito, che aveva rifiutato di lasciarla sola con le forze dell’ordine, dichiarando apertamente una forte gelosia. Proprio dalle parole della donna, ascoltata in un contesto protetto, è emerso un quadro di controllo costante e di limitazione della libertà personale, tale da rendere necessario un intervento immediato.
La donna e le sue due bambine sono state quindi trasferite in una struttura protetta, con il supporto di un centro antiviolenza del territorio. L’uomo, secondo quanto riferito dagli operatori, avrebbe reagito con forti alterazioni emotive alla decisione, manifestando comportamenti aggressivi.
Nei racconti successivi, la donna ha descritto una vita segnata dall’isolamento: le veniva impedito di contattare i familiari, di intrattenere relazioni sociali e persino di muoversi autonomamente. I frequenti spostamenti della famiglia, anche fuori regione, sarebbero stati dettati dalla gelosia del marito, che sospettava qualunque possibile contatto esterno. Durante il lavoro, l’uomo avrebbe tenuto moglie e figlie chiuse in auto per non allontanarsi da loro.
In un episodio particolarmente grave, riferito agli operatori che l’hanno assistita, la donna sarebbe stata rinchiusa nel bagagliaio dell’auto mentre era in avanzato stato di gravidanza, per impedirle di incontrare un parente stretto.
Anche durante un periodo trascorso presso i genitori di lei, nel Sud Italia, la situazione non sarebbe migliorata: alla donna non era consentito frequentare il resto della famiglia, né ricevere visite. Nella fase successiva alla separazione, sono proseguiti tentativi di pressione emotiva, con messaggi insistenti e promesse di cambiamento, accompagnati però da avvertimenti e minacce velate da parte di altri familiari dell’uomo. Il procedimento giudiziario è tuttora in corso e proseguirà nelle prossime settimane con l’ascolto di ulteriori testimoni. Nel frattempo, madre e figlie restano inserite in un percorso di protezione e supporto.
Mercoledì l'udienza in tribunale, l'imputato non è comparso in aula. Il dibattimento proseguirà con l'ascolto dei testimoni il 28 gennaio.
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